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Meno alberi per l’Africa. Più benzina per tutti

Il caro-petrolio è un argomento di cui tutta l’Europa è afflitta. Piaga dovuta soprattutto al fatto che l’estrazione di greggio avviene lontano dai paesi compratori, ma anche a causa di una speculazione politica attuata dai petrolieri.

Una serie di circostanze che stanno spingendo molte società energetiche a trovare delle alternative valide. Tra queste anche l’Eni che, il 19 maggio scorso, ha firmato con il governo del Congo un accordo per l’estrazione di petrolio da cave di sabbia e roccia.

Questo processo di estrazione, decisamente più costoso di quello convenzionale, sembra tuttavia essere il futuro dell’estrazione petrolifera. E’ quindi questa la nuova frontiera energetica.

Una tipologia di estrazione che sembra essere, a detta di Greenpeace, dannosa per l’ambiente perchè porterà ad un incremento ulteriore della deforestazione africana, ma soprattutto a sconvolgimenti territoriali non indifferenti.

Vale la pena spendere 10 centisimi in meno di benzina al litro distruggendo però il nostro amato pianeta?