I governi mettono a posto i conti con le tasse

di Alba D'Alberto Commenta

Un rituale che ci viene propinato da anni, quello della riduzione o dell’imposizione delle tasse che sarebbero utili soltanto a mettere in ordine i conti dello Stato con rocamboleschi calcoli incomprensibili ai più. Eppure da 20 anni è sempre la stessa storia.

Una riflessione sul legame tra proposte di governo, conti pubblici e tasse, è proposta dal Fatto Quotidiano che inizia così:

Quella italiana degli ultimi 20 anni è una storia piena di tasse. Quando il Pil aumenta è normale che anche il gettito tributario si incrementi. Ma se il primo ristagna o cresce poco, una pressione tributaria asfissiante sottrae risorse che potrebbero essere destinate a consumi e investimenti, cioè a creare lavoro e migliorare la qualità della vita. Pazienza se a fronte di maggiori tasse fossero erogati servizi sociali, ma non è il caso dell’Italia. I tributi servono per lo più a pagare sprechi e corruzione del passato (sotto forma di interessi sul debito pubblico) e del presente.

Negli ultimi 20 anni il gettito tributario è aumentato dell’88%, da 258 a 486 miliardi di euro, il Pil nominale (a prezzi correnti) è cresciuto del 64% e quello reale del 9%. I maggiori incrementi si sono avuti tra il 1996 e il 1998 (governo Prodi, ministro del TesoroC iampi), nel 2006-2007 (ancora Prodi) e nel 2012 (Monti). Nel frattempo la pressione tributaria – il rapporto tra tasse e Pil – è passata dal 26% al 30%. Nel 1995 il rapporto deficit/Pil raggiungeva il 7,3%. Molti ricorderanno il contributo straordinario per l’Europa, che nel 1997 fruttò all’erario 4.900 miliardi di lire(2,5 miliardi di euro). Con quasi 30 miliardi di euro di tasse in più in un anno, la tosatura fu generale. Quell’anno le imposte dirette aumentarono del 10%, le imposte indirette del 9% (da 1,6 a 3,2 miliardi di euro le imposte governative) e quelle in conto capitale del 151% (oltre alla già citata tassa per l’Europa altri 3,5 miliardidi euro furono rastrellati con una ritenuta d’acconto sul Tfr). E quando l’Istat rese noti i conti nazionali del 1997, redatti secondo le regole del Sec1979 allora vigente, il deficit/Pil era al 2,7% e l’euro era a portata di mano. Oggi, con l’introduzione delle nuove regole di contabilità nazionale (il Sec2010), si scopre che nel 1997 il rapporto deficit/Pil era al 3%. Senza il maggior gettito di 30 miliardi di euro il risultato sarebbe stato tra il 5,4% e il 5,7%. Gli italiani per passare dalla lira all’euro hanno pagato non poco.

Poi l’infografica ma l’articolo originale è disponibile nella sezione Lobby&Economia del quotidiano citato.