La chiesa deve pagare l’IMU, lo ha detto anche il Papa

di IsayStaff Commenta

Papa Francesco si conferma un Papa fuori dal comune con la dichiarazione legata all’IMU che la chiesa deve pagare allo stato. Non c’è via di scampo. Ecco come Immobiliare.it fa una panoramica sui pagamenti dovuti e poi ripercorre le parole del Papa. 

I numeri dei mancati pagamenti

Le circa trecento strutture religiose che operano come veri e propri alberghi, nel corso dgli ultimi anni sono state prima totalmente esentati dal pagamento delle imposte sugli immobili (non solo Ici, Imu o Tasi, ma anche quella legata allo smaltimento dei rifiuti, ad esempio), per poi passare ad un regime di cosiddetta non imposizione a patto che l’attività alberghiera fosse affinacata da quella religiosa, spesso limitata alla celebrazione di una messa domenicale in cappella, ma comunque sufficiente per godere dell’esenzione del pagamento. L’Unione europea, ai tempi del Governo Monti, ha però protestato formalmente e l’esecutivo escluse dal beneficio le strutture in cui si svolgevano comunque attività di tipo economico. Dal 2012,però, è ritornata l’esenzione per le strutture che dichiarano di non svolgere attività commerciali. Chiaramente molte strutture hanno presentato questa dichiarazione risulatata poi palesamente falsa. Ad oggi, semplicemente recuperando i pagamenti dovuti dagli istituti religiosi, si incasserebbero circa 19 milioni di euro; riuscirà Papa Francesco a far ravvedere gli albergatori in abito talare?

La dichiarazione del Papa

Intervistato da una emittente radiofonica portoghese, che gli ha chiesto di pronunciarsi in proposito anche in virtù di una recente polemica sollevata ariguardo dal quotidiano Milanese, Francesco non ha avuto tentennamenti o peli sulla lingua.  Se i conventi funzionano come alberghi, ha detto, che paghino le tasse come quelli o, altrimenti, smettano questa attività perché rappresenta un business “non pulito”.

Alcune congregazioni, ha affermato il Pontefice, sostengono di dare in affitto le strutture perché quasi o totalmente vuote e, con i proventi ricavati da questa attività, di provvedere al proprio sostentamento. In linea di principio il ragionamento è corretto, ma non può prescindere a quel punto dal pagamento di tutte le tasse, nazionali e locali, che devono essere corrisposte; se non si procedein quel senso si crea non solo un grave danno alle casse dell’Erario, ma anche alla concorrenza in generale e agli altri operatori del settore ricettivo che pagano le tasse regolarmente.