Gomorra, addio all’Oscar

di Angela Gennaro Commenta

Gomorra dice addio all’Oscar. Non ce lo aspettavamo. Non se lo aspettava nessuno. Non se lo aspettava certo il regista. Il film di Garrone aveva avuto un 2008 di tutto rispetto. Premiato a Cannes, premiato agli European Film Awards, era stato benedetto da Steven Spielberg e Sophia Loren, era innegabilmente in odor di Oscar.

E invece no, niente statuetta. Il 2009 è appena iniziato, ed è già una pessima annata. Gomorra è rimasto a secco sia ai Golden Globe sia agli Oscar: la pellicola non rientra nelle candidature. Fabio Cannavaro (grande e insospettabile critico cinematografico, oltre che calciatore a tempo perso) portasse un po’ sfiga?

La nomination per la cinquina ambitissima riservata al miglior film straniero sembrava certa. Invece il film di Matteo Garrone, inserito tra i migliori film dell’anno da Entertainment Weekly, sostenuto dalla critica americana in modo compatto, non entra nemmeno tra i 9 semi-finalisti.

Il punto qui non è solo la decisione artistica dell’Academy. Ma una possibile analisi politica del perché Gomorra non correrà per gli Oscar. Sophia Loren, è l’ambasciatrice e la voce degli italiani in America. Le sue esternazioni potevano far sospettare che qualcosa fosse cambiato.

Nel senso: come fa a vincere l’Oscar un film italiano? Generalmente, è successo grazie all’appoggio “lobbystico” di potenti italiani d’America. Ma gli italo-americani (non tutti, alcuni) ne potevano avere interesse? Potevano e volevano giudicare positivamente un film (e un libro) dove per la prima volta si dice (più o meno bene, più o meno coraggiosamente, più o meno gradevolmente – non importa) che la mafia – qui la camorra – si è mangiata già mezza Italia e getta la sua ombra anche sulla restante parte?

Come disse una volta Billy Crystal: “la corsa all’Oscar è un terreno riservato a due mafie dello spettacolo, quella italiana e quella ebraica”. L’altra, almeno, è rimasta in corsa: il cartone di produzione israeliano Valzer con Bashir – a detta dei critici, un capolavoro – è nella rosa dei nove.

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