Elezioni Libano: Prossimo rinvio 29 dicembre 2007

di Paolo Riva Commenta

Sono ormai 3 mesi che il Libano attende le elezioni presidenziali che eleggeranno il successore di Emile Lahud, capo di stato libanese uscente, rimasto in carica fino al 24 novembre.

Una situazione, quella libanese, molto complicata; dove i grandi paesi stranieri (Usa e Francia su tutti esercitano grandi pressioni) cercano di “gestire” le elezioni di un paese che sembra non riuscire a organizzare la propria repubblica autonomamente.

Un’autonomia quella libanese, conquistata con l’indipendenza più di due anni fa, ma che evidentemente rimane tale solo sulla carta. Le pressioni esterne hanno portato all’ennesimo rinvio comportando, inoltre, un ulteriore problema. Se si dovesse rinviare anche l’elezione del 29 dicembre la prossima sessione di potrebbe tenere solo il 15 marzo, dato che il Parlamento non sarà più in sessione ordinaria fino a quella data.

Il pessimismo è il sentimento che maggiormente oggi circola nel popolo libanese (e non siete gli unici a provarlo ve lo assicuro…). Un pessimismo alla cui base, secondo Camille Eid, esperta della vicenda libanese, vi sono delle divisioni interne e delle pressioni esterne:

Le istituzioni non hanno un ruolo preciso in Libano. Manca all’appello il Consiglio supremo della magistratura e il Parlamento non riconosce il governo. Il governo non può appellarsi al Parlamento, dove comunque gode di una maggioranza anche se solo relativa, perché il presidente del Parlamento e leader dell’opposizione chiude le porte del Parlamento per evitare che la maggioranza dei parlamentari prenda una decisione di un certo tipo. Quindi, abbiamo un conflitto tra istituzioni. I francesi, gli americani, molto interessati in quest’ultimo periodo, speravano che il Parlamento dicesse la sua dopo che maggioranza e opposizione avessero scelto un’unica figura come candidato unico. Invece, non è stato così. Questo sta a dimostrare che all’apparenza le motivazioni sono istituzionali e libanesi, ma dietro ci sono pressioni, ci sono interessi, non sappiamo bene di chi. La maggioranza dice che si tratta di pressioni della Siria, che l’Iran sta trattando sul dossier nucleare e la Siria sul Tribunale internazionale che deve giudicare gli assassini dell’ex premier Hariri. Ognuno cerca di intralciare l’arrivo del Libano alla soluzione per timore di arrivare a certe scadenze. E’ un peccato, perché ciò sta a dimostrare soprattutto che il Libano è ancora, dopo 30 anni, il palcoscenico preferito per discutere, per dibattere dei problemi del Medio Oriente, sulla pelle dei libanesi.

Nella confusione di questi giorni i leader delle fazioni libanesi si sono comunque accordati sulla candidatura alla presidenza del capo dell’esercito, il generale Michel Suleiman, ma stanno ancora trattando sulla successiva divisione del poteri una volta questi eletto.

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