Bush-Obama: I segreti di un incontro

La politica, ai giorni nostri, è diventata un’affare che va molto più in là della classica discussione all’interno degli organi governativi. E’ divenuta dialogo tramite i mezzi di comunicazione e non solo più attraverso, è divenuta partecipazione attiva che, al di là dell’utilizzo corretto che se ne faccia, rende ognuno di noi protagonista della vita politica del proprio paese. Una situazione, questa, che oltre a spingere a volerne sapere sempre di più porta anche ad una situazione di voyeurismo estremo, spesso alimentata proprio da chi questo lavoro lo fa.


Vuoi smobilitare l’opinione pubblica? Basta rilasciare 2-3 dichiarazioni nel modo corretto ed ecco tutto il popolo schierarsi dalla tua parte. Questo è quello che deve aver pensato Obama, o meglio la sua crew, al termine dell’incontro “segreto” e confidenziale tenuto con il presidente uscente George W. Bush. Da quel dialogo, che sarebbe dovuto essere il saluto ufficiale e il primo passo dell’avvicendamento, ora verrà ricordato per altro.

La questione è la crisi dell’auto. Obama vuole lanciare un salvagente a General Motors e affini per rilanciare il settore, Bush di contro vorrebbe un sostegno per il commercio libero con la Colombia. Un accordo politico, una discussione confidenziale, un “contratto” tra partiti al quale, in qualche modo, si arriverà ad un accordo. No. Obama non ci sta. Discute con il suo partito ed ecco che, il giorno successivo, sul NYT compaiono i retroscena del discorso di cui tutti avrebbero voluto sapere i particolari, ma che nessuno sarebbe stato in grado di sapere.

Si scatena così questo stimolo voyeuristico che ci spinge a sapere di più, anche grazie a quella faccia di palta di Obama (prima che mi si accusi di Berlusconismo per palta non si intende il colore…). Che il ragazzo sia uno che non guarda in faccia a nessuno, è cosa risaputa; specie per me che, già nelle primarie, vidi il ragazzo sparare a destra e a manca nei momenti di difficoltà contro Hillary.

La situazione gli ha detto bene anche a causa della fiducia del popolo che sta ancora di più dalla sua parte anche grazie ai media. Così ora sapranno che san Obama, in quel discorso segreto, voleva salvare l’auto americana e che il “diavolo” Bush invece l’ha voluta condannare.

Tra l’altro rincarando la dose visto che il suo primo desiderio sarà salvarla il 20 gennaio: sempre se la GM ci sarà ancora.

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