Immigrazione, l’ennesima tragedia: “Decine di morti in mare”

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E’ successa un’altra tragedia dell’immigrazione, l’ennesima, questa mattina al largo di Lampedusa. Un rimorchiatore cipriota aveva prestato i primi soccorsi e segnalato alla Centrale operativa delle Capitanerie di porto un barcone in avaria a 90 miglia dall’isola, ed era partito subito da Catania un elicottero della Guardia Costiera, che aveva poi calato sulla barca un cestello con acqua e generi di prima necessità.
Successivamente, alle 14.40, quattro motovedette hanno raggiunto il barcone, ed iniziato il trasferimento degli occupanti, ormai stremati, per il trasferimento al porto di Lampedusa. Tre di loro erano gravemente disidratati, tra questi anche una donna incinta.
Anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli e il comandante della Capitaneria di porto di Pantelleria, Giovanni Nicosia, hanno seguito le operazioni di soccorso.
Stando a quanto riferito dai primi superstiti, durante il viaggio in mare decine di migranti sarebbero morti di stenti e di fame, e i loro cadaveri sarebbero stati abbandonati in mare. Una delle quattro marocchine soccorse dalla Guardia Costiera avrebbe raccontato: “Eravamo trecento, ma un centinaio, sopratutto donne, non ce l’hanno fatta e gli uomini sono stati costretti a buttare in acqua i loro corpi“.
Il motore sarebbe infatti andato in avaria poco dopo la partenza
, e il barcone sarebbe rimasto per giorni in balia delle onde.Le forze dell’ordine, tuttavia, devono ancora vagliare queste prime testimonianze.

La Camera ci ripensa: anticipato il rientro dalle ferie

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Alla fine sembrano averci ripensato, a Montecitorio, e deciso di anticipare di una settimana il rientro dalle ferie estive. Ieri, infatti, si pensava di far riprendere le sedute alla Camera il 12 settembre, e di far iniziare il 5 settembre solo i lavori delle Commissioni, suscitando le proteste dell’opposizione.
Così aveva commentato il capogruppo del Pd Dario Franceschini: Avevamo proposto di iniziare anche con l’Aula il 5 settembre, anticipare l’inizio dei lavori, perchè ci sembrava doveroso. Ma la maggioranza non ha voluto”.
E il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto aveva addirittura avanzato una motivazione “nobile” per tale decisione, spiegando che all’inizio di settembre era previsto un pellegrinaggio in Terra santa di un centinaio di deputati. Maurizio Lupi, uno dei promotori del pellegrinaggio, ha poi fatto sapere: “Noi non c’entravamo e non c’entriamo nulla col calendario dell’Aula”.
Qualcun altro, invece, ha fatto notare che il Parlamento non ha mai ripreso i lavori prima di metà settembre.
Oggi, comunque, la conferenza dei capigruppo convocata dal presidente Fini ha deciso che i lavori dell’Aula di Montecitorio riprenderanno nel pomeriggio di martedì 6 settembre, mentre quelli delle Commissioni il 29 agosto. Fini, secondo quanto riferito dal suo portavoce Fabrizio Alfano, si sarebbe detto “pronto a convocare la Camera ad horas in qualsiasi momento, anche a Ferragosto“, se dovesse essere necessario ciò per la situazione economica.
Il capogruppo Pd Franceschini ha invece commentanto la decisione della conferenza dei capigruppo affermando: “Con un giorno di ritardo si è dato il minimo segnale che la politica deve dare.”

Appalti del G8, la Camera salva Verdini. Inchiesta P4, si alle intercettazioni per Milanese

 
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Oggi si è votato alla Camera sull’uso delle intercettazioni in due diverse inchieste che coinvolgono, però, in entrambi i casi esponenti del Pdl, ma il voto ha avuto due esiti differenti.
Infatti, per Denis Verdini, coordinatore Pdl coinvolto nell‘inchiesta sugli appalti per il G8 dell’Aquila e per la ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo, l’Aula di Montecitorio ha respinto l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni, mentre ha autorizzato l’uso delle intercettazioni e l’apertura delle cassette di sicurezza di Marco Milanese, ex consigliere politico del ministro Tremonti, indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla P4. Su Milanese pende anche una richiesta d’arresto che i deputati esamineranno il 19 settembre.
A favore di Verdini, e contro l’uso delle intercettazioni che lo riguarderebbero, ha votato l’intero Pdl, i responsabili ed anche la Lega, che si è quindi espressa diversamente rispetto al voto su Papa (per il quale aveva votato a favore dell’arresto). Anche sei deputati radicali eletti nel Pd si sono schierato con la maggioranza nel voto sul coordinatore Pdl.
Diversamente, a difesa di Milanese si sono espressi soltanto una trentina di deputati del Pdl e dei Responsabili.
Poco prima del voto, entrambi i deputati si sono rivolti ai loro colleghi della Camera: “Sono due anni che sono massacrato, che vengo travolto da questo tritacarne mediatico e giudiziario da cui voglio uscire velocemente” ha affermato Denis Verdini, chiedendo inoltre che il Parlamento faccia una legge sulle intercettazioni.

Crisi, Berlusconi mercoledì in Parlamento. Giovedì l’incontro con le parti sociali

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Alla fine, dunque, si terrà il dibattito in Parlamento sulla crisi economica chiesto dalle opposizioni, e anche l’incontro tra il governo e le parti sociali. Mercoledì, infatti, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarà alla Camera e al Senato per un’informativa sulla crisi economica, mentre giovedì alle 11 ci sarà l’incontro fra il governo e le parti sociali, come chiesto da queste ultime.
Nel pomeriggio di giovedì, invece, sindacati e imprenditori dovrebbero incontrare i rappresentanti dell’opposizione.
Non ci sarà, invece, come si era ipotizzato in un primo momento, un tavolo unico tra governo, parti sociali ed opposizioni. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha già sentito telefonicamente il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, il presidente della Abi Giuseppe Mussari e i leader di Cgil e Cisl, Susanna Camusso e Raffaele Bonanni.
Le parti sociali, pur ritenendo comunque necessario l’impegno per il rigore, chiedono anche misure per la crescita economica, e riforme, a partire da quella sul fisco. Esprimono inoltre preoccupazione per la disoccuppazione, mentre la Cgil, in particolare, ribadisce la sua contrarietà alla manovra varata dal Governo, che, dicono, “pesa su imprese e lavoratori”.
Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha fissato, in un’intervista al Corriere della Sera, cinque punti su cui avviare il confronto con le parti sociali, e ha poi dichiarato:

Dopo l’approvazione della manovra, il governo avvia il confronto con le parti sociali con lo scopo di condividere in particolare le responsabilità degli attori isatituzionali, economici e sociali per la crescita dell’economia e dell’occupazione”.

No Tav, ancora scontri. Maroni: “Pronti a fermare i violenti”

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Si sono verificati nuovi disordini la scorsa notte nei pressi dei cantieri dell’Alta velocità in Val di Susa. Circa 200 manifestanti dell’area anarchica e antagonista, con i volti coperti da caschi e maschere antigas, hanno infatti attaccato verso mezzanotte il cantiere di Chiomonte in due diversi punti, la zona dell’area archeologica e quella al viadotto dell’autostrada A32.
I dimostranti avrebbero lanciato per un paio d’ore pietre, fumogeni, oggetti vari e anche alcune bombe carta contro le forze dell’ordine. Si sarebbe anche resa necessaria, per motivi di sicurezza, la chiusura dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia per circa tre ore.
Un dirigente e tre agenti di polizia, oltre a un maresciallo dei Carabinieri e un agente della Guardia di Finanza, sarebbero rimasti feriti.
La Digos ha compiuto nella notte sette perquisizioni tra Torino e la Val di Susa, due su delega dell’autorità giudiziaria per minacce, cinque per cercare armi ed esplosivi. Secondo quanto riferito dalla Questura, sarebbero state sequestrate alcune fionde, petardi e maschere antigas.
Sugli incidenti ai cantieri dell’Alta velocità è intervenuto oggi anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che rispondendo ai giornalisti ha spiegato: “Domani sarà la giornata clou, perchè ci sarà la chiusura del campeggio, però siamo attrezzati a fronteggiare, come abbiamo fatto finora, la violenza di questi manifestanti“.
Maroni avrebbe infatti concordato con il prefetto di Torino Alberto Di Pace “alcune iniziative per garantire la prosecuzione dei lavori e isolare i violenti”.

Napolitano: “Ministeri al Nord incostituzionali”. Ma Bossi: “Restano lì”

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E’ ancora alta la tensione tra il Quirinale e la Lega sulla questione dei ministeri al Nord. Il leader del Carroccio Umberto Bossi ha infatti voluto replicare alle preoccupazioni espresse in materia dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva inviato una lettera al premier Berlusconi per esprimere la sua contrarietà al trasferimento di alcuni uffici ministeriali a Monza.
Napolitano non si preoccupi, le sedi restano lì. La Costituzione non parla di dove devono stare. Noi vogliamo spostare i ministeri come fanno negli altri paesi” ha affermato Bossi, circa mezz’ora prima che il Quirinale rendesse noto il contenuto della lettera inviata a palazzo Chigi.
Per Napolitano, la scelta di decentrare alcune sedi ministeriali “confliggerebbe con l’art.114 della Costituzione che  dichiara Roma capitale della Repubblica, nonchè con quanto dispongono le leggi ordinarie attuative“, oltre ad essere onerosa economicamente.
Anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in apertura del Consiglio dei Ministri, aveva chiesto al governo di tenere conto delle osservazioni del Capo dello Stato.
La decisione di aprire sedi ministeriali di rappresentanza a Monza, del resto, era stata contestata anche nella stessa maggioranza, in particolare dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e dalla governatrice del Lazio Renata Polverini. Il primo ha infatti definito “irresponsabile” l’intervento di Bossi, mentre anche per Renata Polverini “E’ evidente che ha ragione Napolitano”.

Oslo: il video dell’esplosione dell’attentato del 22 luglio

Le telecamere interne di un negozio di Oslo hanno ripreso in diretta il momento in cui la città è stata sconvolta dall’attento di Anders Behring Breivik.

Il video è stato pubblicato da Live Leak e ritrae la vetrina dello shop che viene fatta a pezzi dall’esplosione e il personale del negozio che corre in strada per vedere cosa sia accaduto.

Un minuto e sette secondi che immortalano una donna bionda che esce dalla boutique e pochi attimo dopo la follia di Breivik che prende forma, buttando nel dolore e nello sconforto un paese interno come la Norvegia. Norvegia che poche ore dopo dovrà subire un altro attacco sempre dalla medesima mano, che colpirà un’isola vicina alla Capitale.

Nitto Palma è il nuovo Guardasigilli. La Bernini nominata alle politiche comunitarie

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Il presidente del Consiglio Silvio Berlusc0ni è salito al Quirinale per proporre la nomina di Francesco Nitto Palma a nuovo ministro della Giustizia, dopo le dimissioni di Angelino Alfano, neosegretario del Pdl.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo un breve colloquio con il premier, ha firmato quindi la nomina di Nitto Palma a nuovo Guardasigilli, e anche quella di Anna Maria Bernini a ministro delle Politiche Comunitarie, che succede quindi ad Andrea Ronchi.

Compiuto quest’altro rimpasto di governo, il premier Berlusconi vorrebbe ora concentrarsi sulle riforme, come avrebbe spiegato in un incontro a pranzo con i governatori del Pdl, mentre il neosegretario del Pdl Alfano si potrà dedicare interamente al rinnovamento del partito.
La maggioranza si congratula con il neo-Guardasigilli, ritenendolo la personalità di alto profilo chiesta da Napolitano, mentre dall’opposizione le reazioni sono state meno entusiastiche. Il responsabile giustizia del Pd Andrea Orlando, pur congratulandosi anch’egli con Nitto Palma, auspica comunque che il ministro cambi linea, specialmente riguardo alla legge sulprocesso lungo“, in discussione al Senato.
Pessimista, in proposito, il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi, per il quale “Con lui o con Alfano non cambia nulla a via Arenula“.

La Camera boccia la legge sull’omofobia: “E’ incostituzionale”

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La Camera ha accolto le pregiudiziali di costituzionalità sul ddl contro l’omofobia, bocciando così, per la seconda volta, il disegno di legge con il quale si sarebbe introdotta l’aggravante di omofobia nei reati penali. Le pregiudiziali di costituzionalità, proposte da Pdl, Lega e Udc, sono state approvate con 293 si, 250 no e 21 astenuti.
Il centrodestra ha votato quasi interamente a favore, a parte l’astensione del ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, il voto contrario di Santo Versace e l’astensione di Claudio Scajola e di altri 17 deputati del Pdl.
Già nell’ottobre del 2009, vi era stata una prima bocciatura di un testo sull’omofobia, alla Camera, con l’approvazione delle pregiudiziali di costituzionalità presentate dall’Udc, mentre, a maggio scorso, la Commissione Giustizia aveva bocciato due tentativi di mediazione avanzati dalla deputata del Pd Anna Paola Concia.
Proprio da quest’ultima sono venute le parole più dure contro l’odierna bocciatura:  “la maggior parte del Parlamento oggi ha scelto di stare con i violenti e non delle vittime delle violenze e delle discriminazioni“, ha affermato.
Anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, al termine del dibattito, ha detto: “Se fossi stato un deputato che può votare e non il presidente, avrei votato convintamente contro le pregiudiziali” di costituzionalità. Lo stesso portavoce del Pdl Daniele Capezzone sembra dissentire dal suo partito, affermando che si è persa “ l’occasione per dare un contributo positivo al contrasto di ogni discriminazione a sfondo sessuale”.

Borghezio: “La strage di Oslo è servita a qualcosa”

Sono intervenuto perché ho avuto come l’impressione che questa strage sia servita a qualcosa. Io non penso che lo squilibrato abbia agito con queste finalità, ma chiediamoci come è possibile che uno così noto alla autorità possa girare così?”.

L’ha detto l’esponente della Lega Nord, Mario Borghezio, che a Radio Ies ha detto la sua sulla strage di Oslo:  “Se noi facciamo due più due e capiamo che questa strage viene utilizzata per condannare posizioni come quelle di Oriana Fallaci, io non ci sto”.

Penati si dimette da tutte le cariche ma dice: “Sono innocente”

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Filippo Penati si è dimesso dalla carica di vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia e da tutte le cariche all’interno del Partito Democratico, nel quale era membro della Direzione Regionale, della Direzione Nazionale e dell’Assemblea Nazionale. Già presidente della Provincia di Milano, Penati è indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti in merito ai progetti urbanistici sull’area ex-Falck di Sesto S. Giovanni.
Le dimissioni dall’incarico nel Consiglio regionale lombardo sono state formalizzate con una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Regionale, Davide Boni, nella quale ha spiegato così la sua decisione: 

“Visto il clamore e l’eccezionale esposizione mediatica, penso siano imprevedibili tempi brevi per l chiarificazione dell’ìntera vicenda e pertango ritengo opportuno garantire la piena funzionalità dell’Ufficio di Presidenza da cui mi sono autosospeso immediatamente dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia, rassegnando quindi le mie dimissioni dall’Ufficio di Presidenza”.

Napolitano: “basta attacchi alla magistratura”. E sul nuovo Guardasigilli: “Non sono pronti”

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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenendo oggi alla tradizionale cerimonia di consegna del “Ventaglio” da parte dell’Associazione stampa parlamentare, è ritornato sul discorso pronunciato ieri in occasione dell’incontro con i giovani magistrati, per respingere le interpretazioni di quanti hanno visto in tale discorso una volontà di ridimensionamento dell’importanza della magistratura. Napolitano ha infatti 0ggi ribadito che i magistrati devono sì essere “inappuntabili”, ma proprio per vanificare “attacchi inammissibili” ed evitare “un fuorviante conflitto” con la politica. Ha affermato in particolare il Capo dello Stato:

Ho parlato proprio ieri della funzione di fondamentale interesse nazionale di cui è portatrice la magistratura con l’obbligo di intervenire di fronte ad ogni singolo, concreto caso in cui si manifestino sindromi di violenza, forme vecchie e nuove di corruzione, abusi di potere e attività truffaldine, che oggi dominano la vita quotidiana. Come si possa cogliere in un discorso che partiva da quella affermazione il rischio di veder posti sullo stesso piano chi commette i reati e chi li combatte, lascio a  voi giudicarlo.

Napolitano ha espresso comunque soddisfazione per gli apprezzamenti al suo discorso venuti da numerosi esponenti della magistratura, come dal presidente dell’Anm Luca Palamara.