Terremoto Abruzzo, di giornali e registi

di Angela Gennaro 3

Non ero del tutto convinta della bontà dell’iniziativa: mandiamo in Abruzzo, tra le maceri, i registi in esclusiva per Repubblica. Registi italiani – a me in genere graditi – sulla scia dell’ispirazione sismica. Mi aveva quasi infastidito l’iniziativa. Una violenza all’intimità, un cavalcare il dramma. Un discorso umano, contro qualsiasi logica mediatica e ancor più giornalistica.

Non ero per niente convinta. Poi qualcuno mi ha detto: il popolo italiano è fatto oggi di gente che si muove sulla scia dell’emotività. Ben vengano le foto drammatiche, di forte impatto. Peluche, bare bianche di bimbi innocenti, riprese di lacrime e dolore. Perché così, tenendo alto il livello di emotività, forse non smetteremo di parlare di questo terremoto tra pochi giorni.

Se le regole sono queste… E le regole sono proprio queste, anno 2009, paese Italia. Allora mi sono andata a guardare quei video su RepubblicaTv. Nonostante tutto è Pasqua: Ferzan Ozpetek accosta Mercy, cantata da Alessandra Cora, a immagini di macerie e di distruzione. Alessandra, 22 anni, è morta, in quel terremoto. E’ morta anche sua madre, 55 anni. Cantava, Alessandra. E sua sorella, Antonella, 27 anni, è morta stanotte dopo essere stata in coma. Assistita dall’unico superstite di questa famiglia che non c’è più. Un padre che nessuno al mondo riesce a ritenere fortunato. Una storia come tante, in questo sisma distruttivo. Una storia fermata, una storia che continua sulla Rete, che saluta su YouTube la giovane vittima.

Le mani di Osmai sono mani, e piedi, filmate da Michele Placido, di un uomo forte che ha scavato senza nient’altro che il suo corpo. E le Donne di San Gregorio sono voci e espressioni di un terremoto al femminile, in salsa Comencini. Ragazze che amano la loro terra. Tutte, nessuna esclusa.

E poi c’è il racconto dell’assegnazione delle tende, fatto da Paolo Sorrentino. E L’Aquila, la gente, i vigili del fuoco, i soccorritori. Nelle immagini di Mimmo Calopresti sulle note di Perfect Day.

Commenti (3)

  1. sarà, ma come monito per non dimenticare trovo più efficace la prosa delle immagini riprese da chi era lì, come in questo video

  2. Il punto è proprio quello. Non smettere di parlarne, realisticamente, ma soprattutto non smettere di imparare da quanto accaduto e dai (tanti) errori.

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