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Haiti, caos inevitabile

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Haiti nel caos. L’isola, dopo il disastroso terremoto di una settimana fa, fa i conti oggi con le violenze, il pericolo (estremamente concreto) di epidemie. Cadaveri da seppellire, mentre è presumibilmente ormai troppo tardi per salvare altre persone. Gli occhi di tutto il mondo sono puntati su Port-au-Prince, la capitale di questo che è, oggi più di ieri, tra i paesi più poveri del mondo. Gli occhi, e le telecamere di tutto il mondo non stanno – al di là di alcune incursioni – al di là dei confini (pure molto pericolosi) di quella capitale.

Ed ecco che si immagina, si sa, si scrive, ma poco si può fare, per le tragedie del resto del paese. Cento bambini sepolti sotto una scuola, a pochi passi dall’epicentro del terremoto. Un’immagine agghiacciante, un’immagine che dalla nostra lontananza occidentale comoda e accomodata, O storie di miseria, morte e speriamo ancora vita ordinarie in questi giorni di straordinario orrore.
Haiti non è Thaiti, scriveva in tempi non sospetti ABC onlus. Le foto della scuola Sibert, che l’associazione gestisce (gestiva, nel senso che il terremoto è passato anche qui) sono qui. Fanno molto male. Il caos è “inevitabile”, dice il presidente René Preval all’inviato dell’Espresso. Viene in mente Marlon Brando in Apocalypse Now. L’orrore.

L’Italia (che ha annunciato la cancellazione del debito di 40 milioni di euro che Haiti ha con lo Stivale) e tutto il popolo italiano hanno dimostrato una profonda sensibilità e vicinanza alle vittime del popolo haitiano, attivandosi in tempi rapidi a sostegno della popolazione e intervenendo con i primi soccorsi, dicono i politici oggi. Con donazioni, finchè e come si può. Non solo l’Italia, ma tutto il mondo, certo. Aiuto che, però, ed è evidente, ha necessità impellenti, già ormai tardive, di organizzazione e di coordinamento. Dell’Unione Europea, prima di tutto. Le questioni diplomatiche, piccola guerra di fronte ad un bombardamento epocale da parte della natura, lasciano il tempo che trovano.

Ancora pochi giorni, e il mondo ricomincerà a pensare ad altro. Mentre Haiti rimarrà di fronte a sè stessa.