Una storia di destra, il libro di Italo Bocchino

di Angela Gennaro Commenta

Una storia di destra, quella Italo Bocchino, scritta spesso la sera tardi, di ritorno da un talk show o a un’intervista, armato di iPad. Per la presentazione a Roma un parterre a prova di par condicio. “Ha visto, saranno due di destra e due di sinistra”, dice un signore in sala. E invece no, perché Gianfranco Fini non riesce ad arrivare, bloccato alla Camera. C’è lui, il deputato-scrittore (cravatta scura). C’è Enrico Mentana – cravatta istituzionale, scura – a celebrare quella che chiama “la fine delle ideologie”, e Walter Veltroni al suo fianco. Rosso intenso la sua cravatta. In sala Flavia Perina, l’ex direttore del Secolo, “spostata” dal suo ruolo dal nuovo cda più berlusconiano: di lei si dice che andrà a scrivere per Il Fatto.

L’ex sindaco di Roma strizza l’occhio ai finiani, rivendicando “ragioni storiche e politiche diverse” ma senza “la violenza di oggi”. Berlusconi, naturalmente, è il più citato. “Una tragedia per il paese”, dice l’esponente democrat. “Impedisce di arrivare ad una politica fatta di nobili contrapposizioni”. Sì. Ma il “confronto tra due riformismi” è “lontanissimo dalla realtà”, incalza Mentana. Pure per il Pd.“La radicalizzazione chiama radicalizzazione”, si difende Walter. La conditio sine qua non resta sempre l’uscita di scena del premier. “Più presto (sic!) si chiude questa fase, più presto (sic!) l’Italia volterà pagina”. “Chiacchere”, si sente in sala.
Il falco Fli indossa racconta la storia del giovane di provincia che sceglie la militanza politica seguendo l’esempio del padre. C’è Tatarella, c’è Almirante. C’è l’arrivo a Roma – Bocchino diventa deputato a 28 anni – e alle cronache di oggi. La presentazione è tutto uno scambio di cortesie tra i presenti, con ampi sorrisi che accolgono una metafora sentimental-sessuale di Italo, che Chicco suggerisce di lasciare “fuori dal Tempio”.

Walter “è un avversario politico”, dice Bocchino. Mai “ci alleeremo”, ma Veltroni è “l’unico elemento riformista che la sinistra ha messo in campo”: tanto da chiedergli scusa per il caso-Villari, dietro al quale c’era lo zampino del falco finiano. “Siamo il partito di riferimento di chi crede nel modello di collaborazione”, rivendica Italo. “Prenderemo almeno un voto in più dei sondaggi del tuo sondaggista”, dice a Mentana. Il Pdl secondo Italo si declina così: Gasparri “ha fatto una scelta naturale. La Russa per me è incomprensibile”. “Mica solo per te”, bofonchia Veltroni. “Per Matteoli è una questione generazionale: over 70, ci ha messo 50 anni a fare il ministro”. Anche Alemanno “è incomprensibile”.

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