Scudi Anti-Missile: Sarkozy e lo state bboni

di Paolo Riva Commenta

Russia e Stati Uniti, o meglio, i vecchi Stati Uniti d’America quelli del presidente meno abbronzato, meno bravo, meno tutto. Un solo negoziatore: l’Europa. Quel vecchio continente che si impersonifica alla perfezione con Nicolas Sarkozy, giovane e dinamico, interlocutore ideale di una parte di mezzo che dovrà ricongiungere le parti tra due leader di due grandi paesi, dotati però di una giovane età (politicamente parlando) e con ideali letteralmente diversi. Forse gli interlocutori ideali per questo discorso sullo scudo anti-missile, che ha di fatto visto il nostro mondo tornare ai livelli di qualche decina di anni fa e la tremenda guerra fredda.


Oggi la bilancia la fa l’Europa, “vittima” di quel si di Repubblica Ceca e Polonia all’installazione di scudi anti-missile che permetterebbero al paese di difendersi da un possibile attacco missilistico da paesi ostili, vedasi Iran. Questa la versione ufficiale, che molto si discosta da quella russa, di Medvedev, che evidentemente avrà visto, dalla lontana Mosca, i missili non proprio girati verso il Medioriente.

Così in questo clima freddo, ma comunque dove sembra fondamentale l’unione e il ricongiungimento delle parti ecco che vige la teoria dello “state bboni”: o tutti o nessuno ragazzi. Credo che non ci sia bisogno di tutto questo. Credo che tutto sia stato montato ad arte per allontanare l’attenzione da ciò che fu in Ossezia e che ora non è più, almeno ai nostri occhi.

Eppure in tutto questo il silenzio di qualcuno si sente mancare: non c’è la parola della Nuova America, quella degli Obamiani, quella che ha dimostrato di non guardare in faccia alla pelle, quella che ha dimostrato apertura nei confronti di tutti coloro che avranno voglia di imbastire un dialogo. E’mancata ora perché ancora in fasce, ma non mancherà tra qualche mese quando le parti si rincontreranno. Parlando nuovamente degli scudi e sulla loro importanza. Sull’importanza che ve l’abbiano tutti.

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