Lavorare o mangiare, questo è il dilemma

di Angela Gennaro Commenta

Oh. Oggi siete andati al lavoro. Siete rimasti appiccicati al vostro pc per quattro ore, magari dalle nove di mattina. E poi, all’alba delle ore 13 – o giù di lì – avete pensato bene di alzarvi e andare a fare un giro per godervi la vostra ora di pausa pranzo. Avete pensato? E avete pensato sbagliato, si direbbe…. Perché simile “abitudine” non va bene. Proprio non va. La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l’armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l’Italia. Parola di Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma di governo a KlausCondicio.

Ma no, siamo maligni. Non faccio nessuna proposta di abolire la pausa pranzo, ma sarebbe bello che i lavoratori potessero scegliere se farla o uscire un’ora prima. In ogni caso, ai deputati non serve, specifica il Nostro interrogato sull’utilità sociale della famosa Buvette.

Resta il fatto che, alle parole del ministro, noi altri ci si è certo un tantino allertati. Per carità, appare corretto il discorso nel momento in cui fa una comparazione con quanto accade nel resto del mondo. Per Rotondi Chiunque svolga un’attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo. E’ del tutto vero? Che ne pensate? Non accade, piuttosto, che troppo spesso la pausa pranzo sia ormai diventata un lusso che non tutti possono permettersi, men che mai i suddetti “lavoratori autonomi“? Quanti di voi aprono la “schiscia”, così definita a Milano ma non solo, rigorosamente davanti al pc, per evitare di allontanarsi e per continuare a sfruttare, anche se non in piena concentrazione, il tempo “fu” del pranzo?

Vero, magari un’ora è eccessiva. E vero, bisognerebbe – e qui si parla di lavoro dipendente – poter scegliere quando farla. La 626 prevede una sosta ogni due ore per chi lavora attaccato ad un monitor. In Francia – lo ricorda anche il ministro, vengono riconosciuti nello statuto dei lavoratori 20 minuti ogni 6 ore. Certo, anche per il ministro c’è la tentazione “tu vò fà l’americano”, e ricorda anche gli Stati Uniti, dove, dice, la legge federale non parla di pausa pranzo. Sarà che quella è l’ora più produttiva, e che siamo ancora vittime dell’american dream o di quel che ne resta.

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