Robin Hood tax. Quando l’arciere ha problemi di mira

di Francesco Giurato 2


La metafora dell’arciere
L’arciere, prima di lanciare una freccia, deve costruirsi un arco efficiente (fatto a regola d’arte) ed efficace (adatto per un lancio ottimale); successivamente potrà costruire o scegliere la freccia per scagliarla verso il bersaglio ambito che potrà colpire ma… solo se l’arco è ben fatto! Con lo stesso arco potrà colpire anche altri bersagli, a seconda delle sue necessità e delle sue scelte! Potrà anche essere fornito delle frecce più appuntite, ma… se l’arco è difettoso, difficilmente riuscirà nei suoi tentativi!.
Anonimo italiano.


Che la trovata del ministro Tremonti sulla tassa che avrebbe “rubato ai ricchi per dare ai poveri” sapesse un po’ di demagogia si era in qualche modo sospettato. In mezzo alle fumose dichiarazioni del ministro non è però facile capire bene di cosa si tratti. Leggendo i commenti del mondo accademico e le spiegazioni di liberi economisti le nebbie si diradano e diventa possibile intravedere con più chiarezza il contenuto ma soprattutto gli effetti di una tale decisione. Proviamo a mettere ordine.


Cosa sarebbe la Robin Hood tax?


Parole poverissime: Si tratta di un aumento del 5,5 per cento dell’imposta sui redditi per tutte le imprese che producono o vendono energia elettrica. Presentata come misura contro quei cattivoni dei petrolieri ed in favore dei consumatori, si rivelerà un boomerang e a pagarla saranno di fatto proprio questi ultimi.


Ecco perchè.


Se infatti apprendiamo dal testo della disposizione che “è fatto divieto agli operatori […] di traslare l’onere […] ai prezzi di consumo” e che “l’Autorità per l’energia […] vigila sulla puntuale osservanza della disposizione”, si sa anche che le cose andranno diversamente. Per due motivi.


Il primo è che i prezzi dei carburanti sono liberi da vincoli statali ormai da anni e pur volendo ipotizzare un ritorno, a questo punto necessario, ad un regime di prezzi controllati, risulterebbe difficile distinguere tra gli aumenti dettati dalla fluttuazione del prezzo del barile di greggio e quelli dettati dall’intenzione delle aziende di bilanciare le menomazioni economiche patite per mano dell’arciere in calzamaglia.


In secondo luogo va considerato che l’Autority non possiede attualmente strumenti efficaci per operare la vigilanza richiamata dalla disposizione, e pur volendola dotare dei mezzi necessari per farlo verrebbe chiaramente bruciata sul tempo dalle aziende di cui sopra. A pagare la tassa antipetrolieri ci penseremo noi, alla pompa di benzina. Problemi di mira per il nostro Robin. Ma c’è dell’altro.


Essendo la tassa riservata anche ai produttori di elettricità, ed interessando sia le aziende che generano elettricità sia quelle che la distribuiscono (non sempre coincidono) il rischio è quello di pagare due aumenti con una sola bolletta. Essendo il prezzo dell’energia all’ingrosso anch’esso liberalizzato da tempo, verrebbe così aggirata anche la norma che fissa una tariffa massima per i piccoli consumatori. Nel senso che l’Autority, potendosi limitare a “prendere atto” dei prezzi all’ingrosso, sarebbe costretta a “prendere atto” dell’aumento finale, naturalmente a carico del piccolo consumatore. Ancora problemi di mira Robin, io mi fermerei qui. E invece no. Manca ancora qualcosa.


La quasi totalità delle aziende del settore è in mano pubblica tra Enel che detiene il 30% del mercato più la galassia di ex municipalizzate dove la partecipazione dello Stato è maggioritaria, attraverso gli enti locali. Che pagando vedranno allargarsi il buco di bilancio dopo la dipartita della tassa sulla prima casa (leggasi ICI). Le addizionali che saranno poi costrette ad elevare, indovinate un po’ su chi andranno a gravare? Pensateci bene…


Avete indovinato!

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