Lista Monti: chi ci sarà dentro?

di Roberto Rossi Commenta

 Tutti lo volevano, ma ora che è sceso (anzi, salito) in politica, nessuno sembra più esser pienamente convinto di sottostare alle condizioni proposte. La lista Monti è ancora in fase di formazione e, secondo quanto affermato dallo stesso presidente del Consiglio uscente, il desiderio è quello di renderla “una lista unica”. “Non so se ci riuscirò” – ha poi aggiunto il professore, sentendo già qualche sfaldatura nel blocco centrista dei moderati, che potrebbe mancare la grande occasione di rompere il bipolarismo anomalo italiano.

Quel che è certo è che Mario Monti, cinguettii di Twitter a parte, oramai è nel bel mezzo del campo politico e partitico. Il professore ha già iniziato ad occuparsi di questioni pratiche – e non più di massimi sistemi politici – e che si sta scontrando con il primo, prevedibile, grande problema: al centro c’è chi non vuole il listone unico, poiché preferisce mantenere la propria posizione (vedi anche Monti “riscrive” la politica).

I pensieri vanno, in questo caso, verso l’orbita di Pier Ferdinando Casini: il leader dell’Udc ha di fatto comprendere di puntare ad avere il 50 per cento dei candidati. Ne consegue che, nella futuribile lista dedicata a Monti, almeno metà dei posti devono rientrare tra i punti forti Udc. Simile è la posizione del Fli di Gianfranco Fini, con l’Udc che non lo vorrebbe nella stessa lista.

“In definitiva la scelta dipenderà da Mario Monti, anche per effetto di un superpotere che è lo stesso Casini a definire, quando attribuisce alla presenza del Professore un «valore aggiunto enorme». Ieri sera la soluzione più accreditata prevedeva la coesistenza di quattro liste: una di società civile Monti-Montezemolo-Riccardi, una Udc, una Fli e una sostenuta dagli ex Pdl in uscita o già usciti. La decisione finale di Monti in qualche modo sembra legata anche alla natura della sua ambizione, che ancora oggi resta oggetto di domande senza una risposta univoca. Una personalità come la sua può correre, rinunciando in partenza a vincere? E se invece si contentasse di un “piazzamento”, cosa lo muove?” – si domandava il quotidiano La Stampa (vedi anche l’approfondimento Che fine ha fatto Di Pietro?).

A rispondere è il capogruppo Fli Benedetto Della Vedova, che sottolinea come “un personaggio come lui è mosso dall’etica calvinista di chi si mette in gioco e non accetta “regali”, allo scopo di contribuire a salvare l’Italia e di segnare la storia d’Europa: questi obiettivi si possono raggiungere vincendo le elezioni e in via subordinata, anche realizzando una “media-coalizione” col Pd. Se non altro per una ragione: non si governa un Paese come l’Italia col 35% dei consensi, anche se si hanno i numeri parlamentari”.

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