I treni della speranza

di Angela Gennaro Commenta

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Un breve racconto di cronaca, che mi è stato narrato. Storie di ordinaria follia, e soprattutto spiccatamente italiane. Il figliolo è venuto in quel di Roma da quel di Milano per il lungo weekend testè trascorso. Il figliolo narrante è giovane, e poco prevenuto. Ma di fronte a quanto accaduto, neppure la prevenzione avrebbe potuto molto. Niente di che, ma molto di edificante.

Milano Centrale, notte di giovedì 30 aprile. Il figliolo decide la partenza all’ultimo. Non ha il biglietto (e infatti non si lamenterà per quanto accaduto dopo). Decide di partire con un amico, che invece il biglietto ce l’ha. L’ha acquistato due giorni prima, e non ha trovato la prenotazione (naturalmente). Neanche lui, proprio per questo si lamenterà.

Provano comunque a partire. Arrivano in Centrale. Dove tutte le biglietterie, alle ore 22, sono chiuse. Comprese quelle automatiche. La stazione è letteralmente invasa. Migliaia di persone in partenza per Roma, presumibilmente per il concertone del 1 maggio. Risultato: si può raggiungere i binari solo se in possesso di prenotazione. E vabbè.

I Nostri, rimasti a terra insieme a molti ma molti altri –  cercano altre modalità per raggiungere la Capitale. Non ne troveranno fino alle 2.30 di notte, quando si arrenderanno all’evidenza. Tornano a casa, ma non soddisfatti e presa la faccenda a cuore, alle 4.30 di mattina sono nuovamente in Centrale. Arriveranno a Roma nel tardo pomeriggio, passando da Ancona. (No, non ho sbagliato la geografia della penisola. Per fare Milano-Roma sono riusciti davvero a passare da Ancona e da Foligno).

Non è qui la parte assurda della vicenda – oltre a un vago commento che può suonare più o meno così: “Non se lo aspettava chi di dovere siffatta alta afluenza? Mettere un treno in più – e incidentalmente guadagnarci?”. Ma tant’è. La terra dei cachi ha dato del suo meglio la notte scorsa. I Nostri giungono a Roma. Il 1 maggio stesso provano a fare il biglietto di ritorno per il 3 notte. Il 4, come tutti, giovani e studenti, avrebbero lavorato in università alle 9 di mattina.

Nada. Non c’è posto sull’espresso. I fondi, per l’Alta Velocità non ci sono – 74 euro a fronte di 28… Si decide di tentare comunque di partire.  Ieri sera a Roma Termini c’era lo stesso delirio di pochi giorni prima a Milano. Ondate di macchine che parcheggiano selvaggiamente nei pressi della stazione o che scaricano al volo il malcapitato viaggiatore. E dentro la stazione gente gente gente. Migliaia. Vanno tutti al Nord, e vogliono prendere proprio quell’espresso che alle 23.06 parte per Milano Centrale e li porterà a Firenze, Bologna, Milano appunto.

Il treno – proveniente da Napoli – arriva con 40 minuti di ritardo. Stracolmo. La folla tenta l’assalto. Qui non fanno passare solo quelli che hanno la prenotazione – fanno passare tutti. Domani si lavora, si studia. O forse, più semplicemente, Roma è meno precisa. L’assalto al treno proveniente da Napoli avviene. La gente è su, stipata come su un autobus di metropoli all’ora di punta. Potranno farsi 9 ore di viaggio così?

Ma il treno non parte. Mezzanotte, l’una. Il treno non parte. Si decide dunque per il treno aggiuntivo. Un treno proveniente da Salerno, voci dicono con tutt’altro percorso rispetto a Roma, viene deviato sulla Capitale. Assalto anche a quello. Peccato sia altrettanto pieno. E’ l’una e mezzo. Qualcuno si arrende e scende: per chi deve andare a lavorare alle 9, non sarà comunque possibile arrivare in tempo. E in quali condizioni? Non si pretendeva certo una prima classe senza pagarla, per carità. Ma il carro bestiame normalmente costa meno.

I nostri sono tra coloro che ci rinunciano. Una figliola molto cortese – e mantenere la calma in una situazione del genere è una qualità rara – spiega che la timbratura del biglietto sarebbe stata annullata e che ai malcapitati sarebbe stato permesso di prendere il primo treno della mattina. Anche la costosa Alta Velocità, che avrebbe permesso di arrivare al lavoro a Milano con una sola ora di ritardo. Lo si permette – assicura la cortese addetta – naturalmente senza pagare la differenza. Come capita con gli aerei: dopotutto l’overbooking non dipende da loro, e l’azienda li stava facendo viaggiare, e il viaggio stava saltando per cause indipendenti dalla volontà dei passeggeri.

I treni finalmente partono, stipati all’inverosimile. Qualcuno è rimasto. Non sono moltissimi. Attendono istruzioni per la mattina dopo, fiduciosi di un epilogo a metà strada tra la toppa e la pezza, ma con un minimo di amore per il cliente.

Ma ecco, giunge il dirigente aziendale. Lui sì, incazzato. “Ma quale Alta Velocità, ma quale overbooking, ma quale treno riparatore… O partite su questo strapieno, oppure al massimo vi si annulla la timbratura”. Un uomo con una gran voglia di infierire senza alcuna basilare educazione anche alle 2 di notte sui clienti. Perché quello sono, o quello smetteranno di essere – tentando di trovare sempre più mezzi alternativi al treno da qui in avanti. Un asso di aziendalista, e di civiltà.

I Nostri, insieme agli altri ormai ex-clienti rimasti a terra, salutano con un sorriso la prima cortese addetta. Si fanno annullare in silenzio il biglietto. E se ne vanno. Qualcuno pagherà anche una notte di albergo in più, per partire con l’espresso della stessa ora il giorno dopo. Ma quell’uomo, in cuor suo, l’avrà mandato sonoramente e civilmente a quel paese.

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