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Di Pietro offende Napolitano? Ecco le sue parole

Ma cosa ha detto davvero Antonio Di Pietro? Perchè da due giorni è sulla bocca di tutti e sulle prime pagine di tutti i giornali per “aver offeso” il Colle e il suo inquilino, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Non solo: il Capo dello Stato gli ha anche risposto con tanto di comunicato ufficiale.

Mi sono presa la briga di trascrivere quello che ha detto. Poi giudicherete voi. (E soprattutto POI l’ho trovato già sbobinato… che polla…). Ecco il discorso fatto da Antonio Di Pietro ieri a Piazza Farnese a Roma in occasione della manifestazione sulla giustizia organizzata da Sonia Alfano. Italia dei Valori e Di Pietro insieme all’Associazione Nazionale Vittime di Mafia, ad altre associazioni e ai cittadini sono scesi in piazza alla manifestazione per ribadire il loro sostegno al Procuratore Capo di Salerno, Luigi Apicella.

Ecco il discorso, dopo il salto. In corsivo l’appello a Napolitano.

“Voglio ringraziare l’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, e voglio ringraziare tutti voi, perché non volete arrendervi. Per evitare che il nostro Paese finisca da una parte governato da un regime piduista, dall’altra c’è il rischio che si finisca per dimenticare chi ha dato la vita per portare la democrazia e la legalità nel nostro paese. Da Piazza Navona a Piazza Farnese, dunque. E poi di nuovo, di piazza in piazza, in tutto il Paese, per informare i cittadini, e per formare con loro una nuova coscienza civile che faccia della legalità un presupposto per una sana economia e per una sana democrazia.

Questo è l’impegno dell’Italia dei Valori. Non vogliamo che chi è stato ammazzato per difendere il nostro paese venga ammazzato due volte: ammazzandone il ricordo, ammazzandone l’impegno con cui hanno fatto il loro lavoro. Perché siamo qui? Siamo qui perché ancora una volta alcuni casi concreti fanno vedere come il Sistema si chiude a riccio per pensare solo a difendere le proprie prerogative e impunità. Ogni volta che rispetto al sistema si cerca di scoprire se qualcuno ha truccato le carte, viene buttato fuori sempre non il truccatore, ma colui che cerca di scoprire chi è il truccatore.

Di volta in volta è successo e succede sempre a chi, cercando di fare il proprio dovere, cerca di arrivare ad applicare la giustizia in modo uguale per tutti. Credo che un principio fondamentale in uno Stato di diritto sia che quando un magistrato fa le indagini debba essere lasciato in pace fino alla fine, e non lo si può bloccare a metà. Ne so qualcosa io, perché l’ho vissuto sulla mia pelle.

Questa idea che bisogna sempre fermare un magistrato prima che finisca le indagini, e quindi, invece di difendersi nel processo, ci si debba difendere prima, è un idea medievale, da Don Rodrigo. Siamo qui per affermare il principio che chi non ha nulla da temere dalla giustizia può essere solo felice di andare dal proprio giudice, perché può far sentire le proprie ragioni, e se non è convinto della decisione del primo giudice, ha un secondo e un terzo giudice che potrà valutare meglio la sua situazione. Ma l’idea che si debba essere al di fuori della legalità, costruendosi un lodo Alfano, un lodo Consolo, come si sta facendo, è un’idea che offende lo stato di diritto. Ecco perché siamo qui.

E allora, siccome si sta compiendo un altro misfatto, lo diciamo oggi, prima che si compia. Si sta andando avanti di legge ad personam in legge ad personam. Si dice che si vuole più legalità, più giustizia, più funzioni, ma si fa l’esatto contrario.

Il lodo Alfano è stato fatto. Ieri il Ministro della Giustizia Alfano, in Parlamento, é venuto a fare la relazione dei suoi primi mesi di Governo, e si è scordato di dire di aver fatto il lodo Alfano. Si vergogna anche lui di quello che ha fatto. Ieri è venuto in Parlamento il Ministro della Giustizia, e non ci ha detto che stanno lavorando sul lodo Consolo – viene messo in Commissione tutti i giorni all’ordine del giorno: si tratta di quella legge che ora vogliono i ministri, perchè si sono ingelositi del fatto che Berlusconi abbia fatto il lodo Alfano per sè e scordandosi di loro.

Ieri è venuto in Parlamento il Ministro della Giustizia, e si è scordato di dire che hanno fatto il lodo salva-manager: quello che ha permesso a tanti furbetti del quartierino di farla franca. Si sono scordati di dire che stanno facendo il lodo salva-intercettazioni, o meglio “salvati-dalle-intercettazioni“, che è un po’ diverso. E anche su questo, permettetemi di dire che quel che oggi viene descritto come un accordo trovato nella maggioranza è semplicemente una constatazione che sono stati presi con le mani nella marmellata. Perché il disegno di legge è già stato depositato a giugno. E lì si diceva che fino a dieci anni della pena edittale non si poteva intercettare più.

Cosa voglio dire con questo? Non è che ci hanno ripensato: hanno solo cambiato vasetto della marmellata. La proposta che hanno fatto ieri è peggio ancora di quella precedente. Perché hanno detto una cosa semplicissima: hanno detto “vabbè, le intercettazioni facciamole. Però, per 45 giorni“. In modo che uno sa che dal 46esimo giorno in poi può fare tutto quello che gli pare e piace.

Non voglio fare polemica politica, voglio dare solo un dato tecnico: il magistrato del pubblico ministero svolge un indagine, gli viene dato un tempo, da sei mesi al massimo un anno, per fare le indagini. Mi volete spiegare perché se ho 6 mesi per indagare su un fatto costituente reato, perché tra gli strumenti d’indagine l’intercettazione deve essere soltanto per 45 giorni? Mi spiego meglio: se in sala operatoria viene detto che un chirurgo ha bisogno di due ore per fare un intervento, perché gli viene detto che il bisturi lo può usare per 15 minuti? Ma se sto facendo un indagine, datemi tutto il tempo di cui ho bisogno. Non ha senso, ne una logica. Il senso e la logica ci sono perché non si sa mai che si scoprano i reati.

Dico questo perché a parole dicono che vogliono sconfiggere la criminalità organizzata, quella criminalità per cui l’associazione delle vittime sono qui oggi, ma se togli al magistrato per scoprire, arrestare ed assicurare alla giustizia chi commette i reati, a parole combatti la criminalità organizzata e nei fatti la favorisci. Ecco perché noi siamo qui.

Siamo qui per ribadire che non possiamo e non dobbiamo arrenderci, che dobbiamo reagire. Il ministro della Giustizia Alfano si è scordato di dire che un milione di persone hanno detto che quel lodo Alfano è un indecenza. Siamo qui perché non comprendiamo per quale ragione in materia di giustizia riescano sempre a trovare accordi, un po a destra e un po a sinistra gli conviene a tutti quanti. Non le comprendiamo queste ragioni.

Sempre sul piano tecnico vi dico cosa contiene questo altro vasetto di marmellata. E’ stato previsto che le intercettazioni ambientali e anche quelle fatte tramite videocamere – la videocamera che riprende la piazza, o un pedinamento – sono valide ai fini processuali solo se autorizzate dal magistrato. Ora, uno dei modi per assicurare la sicurezza nelle città è quello di mettere un po di videocamere in giro. Questa benedetta videocamera becca uno stupro dietro l’angolo, una rapina, un furto, quella registrazione non la posso usare perché non è stata autorizzata dal magistrato. E come lo scopro il reato? Questi vogliono dei magistrati con la palla di vetro. E chi scelgono? Quelli che non piacciono a loro da castigare, quelli che piacciono a loro da non toccare. Questa è la giustizia in Italia, e contro questa giustizia dobbiamo ribellarci.

Che fare? Perché poi on basta semplicemente resistere, perché questi se ne fregano della resistenza. Bisogna fare da una parte come abbiamo fatto noi con i referendum, dall’altra informando i cittadini di quello che avviene nel palazzo, perché l’unico giudice nei confronti della politica è il cittadini.
Il cittadino non è fesso, ma non sa perché c’è un’informazione malata.

Ecco perché noi dell’Italia dei Valori non siamo rientrati nella Commissione di Vigilanza. Il problema è tutto li: la Commissione di Vigilanza, che vogliono adesso, la vogliono subito subito, presto presto, perché si sono già accordati per la spartizione del Consiglio di Amministrazione della Rai, quell’organismo che poi decide chi deve dire le cose agli italiani, come deve dirlo, quando deve dirlo e cosa deve dire. In realtà è un organo importantissimo, dipende da come lo usi. Appunto, è come il bisturi che serve per ammazzare la moglie o per salvare una vita. Noi diciamo che ci devono andare persone al di fuori di rapporti di parte, basta politici trombati, basta riciclati, basta persone di parte.

Stamattina ho letto sui giornali che l’Italia dei Valori vuole un posto in Rai per sé: ma chi lo ha detto? Non saprei proprio chi metterci per me, e non avrebbe senso ne logica. Noi vogliamo una Rai dove al Consiglio di Amministrazione ci siano professionisti che di mestiere fanno informazione, che non dipendano dai partiti, ma che controllino i partiti. Noi vogliamo che i controllati non possano nominare i propri controllori, che se li nominano per dire che hanno ragione loro. Questa è l’anomalia del nostro Paese. E’ chiaro che poi, se la Rai viene governata dai partiti, la Rai dei partiti dirà che i partiti della Rai sono i più bravi, gli unici che capiscono e gli unici che fanno le cose per bene. Il cittadino viene quindi truffato, cosi come quando viene chiamato a votare, perché con questa legge elettorale che non permette loro di scegliere il proprio dipendente, come dicono gli amici di Beppe Grillo, ci rendiamo conto che in Parlamento ci sono persone che vengono indicate da quattro-cinque Boss, e come tali devono soltanto rispondere perché altrimenti avranno la morte politica, e siccome vogliono vivere e campare si arrangiano sistemandosi. Ecco perché dico che in un Paese civile e democratico, le manifestazioni come queste, o come Piazza Navona, dovrebbero essere uno stimolo per chi è al potere di riflettere e migliorarsi, non di denigrare. Lo dico perché voglio lanciare un appello al Presidente della Repubblica.

Signor Presidente, lo sa che questa mattina si sta cercando, ancora una volta, di farci lo scherzetto che è stato fatto a Piazza Navona? Credo che in una civile piazza dei cittadini italiani abbiano il diritto di manifestare. Si può non essere d’accordo su quanto abbiamo fatto e su quanto stiamo facendo, ma è un nostro diritto, garantito dalla Costituzione, poter dire che quello che fanno determinate persone non ci convince?

Ci possiamo permettere, signor Presidente della Repubblica, di accogliere in questa piazza anche qualcuno di noi che non è d’accordo su alcuni suoi silenzi? Possiamo permettercelo o no? O siamo degli eversori? Siamo dei cittadini normali che ci permettiamo di dire a lei, signor Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere l’arbitro, che a volte il suo giudizio ci pare poco da arbitro e poco da terzo. Lo possiamo dire o no? Noi la rispettiamo, abbiamo il senso delle istituzioni, vogliamo essere tranquilli. Oggi, un cittadino ha messo un manifesto, uno striscione, dove senza offendere nessuno dice “Napolitano dorme, l’Italia insorge”. Perché lo hanno sequestrato? Chi ha ordinato di sequestrare questo manifesto? Perché non c’è possibilità di manifestare senza bastoni, senza nulla?

Stiamo semplicemente dicendo che non siamo d’accordo sul fatto che si lasci passare il lodo Alfano, che non siamo d’accordo sul fatto che si criminalizzino le persone che fanno il loro dovere, che non siamo d’accordo sull’oblio che hanno le istituzioni nei confronti di questi familiari delle vittime, che non siamo d’accordo nel vedere terroristi che vanno a fare gli insegnanti e informare a loro modo le cose, che fanno i saputoni e poi vediamo le vittime del terrorismo e della mafia che vengono dimenticate e abbandonate a se stesse. Lo possiamo dire o no? Rispettosamente, ma il rispetto è una cosa, il silenzio è un’altra: il silenzio uccide, il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso. Ecco perché non vogliamo rimanere in silenzio.

Noi ribadiamo che c’è necessità di una nuova legge elettorale che ridia in mano ai cittadini la possibilità di scegliersi i propri dipendenti. Vogliamo una legge che risolva il conflitto d’interessi. Vogliamo al più presto una legge che preveda la non candidabilità delle persone condannate, una legge che preveda l’impossibilità di assumere incarichi di governo, locale e centrale, di persone rinviate a giudizio. Vogliamo una legge che non preveda più la possibilità a quelle imprese, di cui imprenditori sono stati condannati, di partecipare a gare e ad appalti della pubblica amministrazione. Si deve sapere che quando c’è un Romeo preso con le mani nel sacco una prima volta, non ci può essere una seconda volta, e per non esserci c’è bisogno di stabilire delle regole.

Tutto queste cose noi chiediamo alle istituzioni, e per queste cose ci appelliamo a lei signor Capo dello Stato, lo faccia un discorso coraggioso, dica che devono andare fuori dal tempio i mercanti, dica che devono andare fuori dal Parlamento i condannati, lo dica e noi l’approveremo e troverà striscioni diversi. Non si lamenti se poi qualcuno vede nel silenzio un accondiscendenza.

E’ tempo di far sentire sempre di più la propria voce, nel Parlamento e nelle istituzioni, dove possiamo. Ma sa, là ci considerano eversori perché vogliamo che la legge funzioni. Si sono invertiti i termini del gioco.
Vogliamo essere sempre più presenti, nelle piazze e nelle città, da Piazza Navona a Piazza Farnese, di piazza in piazza, questa primavera, subito dopo che saranno finite le scaramucce elettorali (perché non vogliamo essere accusati che lo facciamo per fini elettorali) metteremo in piedi un altro grappolo di referendum, perché vogliamo contribuire attraverso i referendum il risveglio della coscienza civica dei cittadini, di non lasciarli nell’oblio delle veline, che come nuovo olio di ricino addormentano le coscienze. Noi cominceremo quindi subito e a quegli amici, agli amici di Ponzio Pilato, quando ci diranno che non raggiungeremo il quorum, diremo: “Zitto ragazzo, zitto che siamo in mezzo al mare, è inutile che dici che non raggiungiamo la riva. Nuota in questo mare e cerca di portare l’Italia in una democrazia migliore”