Presentati i punti della riforma della scuola Giannini-Renzi

di Alba D'Alberto Commenta

Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, ha firmato insieme al premier Renzi il testo della riforma della scuola che come tutte le proposte renziane si può riassumere in punti: merito, più autonomia e mai più supplenti. Ma in cosa consiste veramente?

I supplenti nella scuola non fanno bene agli alunni e non gratificano i docenti, secondo il ministro dell’Istruzione, per questo è bene riorganizzare l’organico scolastico pensando ai ruoli funzionali piuttosto che alle poltrone assegnate di diritto. Il prossimo passo, dopo aver messo in pratica questa riforma, sarà mettere le mani nei programmi.

Il precariato, nella scuola pubblica, deve diventare soltanto un brutto ricordo e l’organico riorganizzato deve tenere conto dei meriti dei docenti. L’eliminazione del precariato è volta all’abolizione delle supplenze. Le scuole, in questi nuovi processi, devono diventare più autonome.

Un pacchetto di rilancio della scuola su cui da alcune settimane lavorano in modo incessante il premier Renzi e il ministro Giannini. La questione dell’eliminazione delle supplenze è quella che ha destato maggiore curiosità, per questo il ministro ha risposto scherzando che i supplenti non vanno eliminati fisicamente ma vanno inseriti di diritto nell’organico visto che molti posti nella scuola sono da sostituire stabilmente.

Esultano i 160 mila precari inseriti nelle graduatorie in esaurimento ma secondo il piano del ministro, la stabilizzazione sarà rapida e interesserà 400 mila supplenti che potrebbero così trovare un posto fisso. Nella pratica i docenti dell’organico funzionale andrebbero a coprire sia le ore di lezione frontali, sia le supplenze di breve e lungo periodo. Gli incarichi potrebbero superare il limite dell’annualità e quindi avvicinarsi in modo più rapido all’assunzione di ruolo. In questo gioco, i docenti che fanno di più saranno pagati di più: questo è quello che s’intende per emerito.

Nel pacchetto scuola non si parla ancora delle modalità d’intervento sui programmi ma i sindacati sono già pronti a dare battaglia al Governo.