Cucchi, Aldrovandi e Uva, eppure il reato di tortura non c’è ancora

di Alba D'Alberto Commenta

L’Italia ha perso una grande occasione: quella di dimostrare con un gesto di civiltà, che le leggi internazionali si approvano e si ratificano nei fatti e non soltanto con le parole. 

L’Italia, come ricorda Il Post, ha ratificato la convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, il che vuol dire che l’approvazione di una legge specifica sul reato di tortura doveva essere un affare liscio come l’olio. Invece non è stato così e la legge si è bloccata al Senato per via di una discussione sul termine “reiterate” da inserire nel primo articolo trasformandolo come segue:

stop-torture

Chiunque, con violenza o minaccia grave, cagiona reiterate lesioni o sofferenze fisiche o psichiche ad una persona, al fine di ottenere da essa o da altri informazioni o dichiarazioni ovvero di punirla per un atto che essa o altri ha commesso o è sospettata di aver commesso ovvero di intimorirla o di condizionare il comportamento suo o di altri, ovvero per motivi di discriminazione etnica, razziale, religiosa, politica, sessuale o di qualsiasi altro genere, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. La stessa pena si applica a chi istiga altri alla commissione del fatto o non ottempera all’obbligo giuridico di impedirne il compimento.

In realtà qualcosa nel nostro Codice penale c’è, per esempio l’articolo 608 che come riassume Il Post:

parla dei limiti per le “misure di rigore” che le forze di polizia possono attuare nei confronti delle persone che si trovano in stato di fermo e arresto, ma non ci sono molti riferimenti a tutele e garanzie. Altri tre articoli (581, 582 e 612), sono invece dedicati ai comuni cittadini che procurano ad altre persone minacce, lesioni, danni fisici o psichici e prevedono pene fino a un massimo di 3 anni, ma non si applicano per i pubblici ufficiali e le forze di polizia. Il Codice penale non identifica reati specifici per azioni di questo tipo, compiute da chi è pubblico ufficiale, con abuso di autorità verso i singoli cittadini privati.