Critiche alla personalizzazione del logo della Festa dell’Unità

di Alba D'Alberto Commenta

Parlare di festa dell’Unità al giorno d’oggi è anche un po’ anacronistico, tuttavia per tradizione diremo che si tratta di una festa promossa dal PD, ma davvero da tutto il Partito Democratico con tutte le sue correnti? Dopo la scelta del logo della manifestazione, bisogna un attimo ripensare al partito e alla festa. 

La minoranza dem all’interno del PD ha protestato per la scelta del logo della Festa dell’Unità che a livello nazionale “si è schierata” per il Sì al referendum. Secondo questa corrente democratica è una forzatura sguaiata. L’accusa non è caduta nel vuoto tanto che è stato il premier Renzi a spiegare che c’è stata una personalizzazione eccessiva dall’evento. Ma insomma, come spesso accade “non è stato Renzi a cominciare”.

Il premier, dopo la gaffe della scelta del logo pro-Sì della festa dell’Unità, parla di sindrome Bertinotti quella che coglierebbe tutti coloro che personalizzano in maniera eccessiva un evento, un partito e via discorrendo. Tuttavia c’è stata ancora una volta occasione di fare propaganda e a rincarare la dose ci ha pensato il ministro Boschi intimando agli italiani di votare come il PD perché chi propone di votare no, non rispetta il Parlamento.

Gli italiani si lasceranno intimorire da queste parole? Forse no, ma sicuramente saranno attirati dall’ennesima promessa renziana. Il premier infatti ribadisce che se il referendum passa, i 500 milioni risparmiati sui costi della politica saranno messi in un fondo particolare da usare per aiutare gli italiani in difficoltà, i poveri. Ma questo accadrà soltanto in caso di vittoria del sì. E se invece gli italiani decidessero di esprimere la loro opinione votando no? I poveri saranno per questo dimenticati? Funzionerà questa specie di ricatto maldestro?