Congo: Vivere o morire a Goma

di IsayStaff 1

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Troppo spesso, quando ci accingiamo a entrare nei nostri letti caldi per riposarci durante la notte, non ci soffermiamo a pensare, anche solo per 1 minuto, al fatto che il destino ci abbia voluto in qualche modo premiare, offrendoci oltre a un letto e a un pasto caldo ogni giorno, magari un bel lavoro, una famiglia e tanti piccoli vizi che noi, in Italia, possiamo fortunatamente permetterci nonostante il periodo di crisi. Tante piccolezze che invece, in Congo, difficilmente oggi potranno vedere.


Nel mondo occidentale l’uomo ha paura della morte, ma la considera un appuntamento lontano, anche per il fatto che l’agiatezza del suo stile di vita gli permette di godersi la propria vita completamente, concedendosi tutto ciò che vorrebbe. In Congo, oggi, gli uomini, le donne e se possibile pure i bambini, hanno ormai perso il significato della parola “morte” talmente è alta la possibilità di starci al fianco.

Il paese è lasciato a se stesso, a una situazione che ha ormai instaurato la legge del più forte, con un governo assente, con militari che decidono il destino dei propri connazionali con la regola del fucile e che per ottenere delle soddisfazioni prendono e stuprano le prime donne che incontrano. Una situazione talmente estrema che costringe addirittura i bambini a passeggiare armati di fucile, per non rischiare di accasciarsi per sempre sul terreno.

Tutto questo mentre in Nigeria i grandi paesi africani cercano un accordo, ottenendo non risposte, ma promesse illusorie: una tregua temporanea, un “cessate il fuoco”, queste non sono proposte costruttive per chiudere un conflitto interno nato dal bisogno di soldi dei grandi paesi industrializzati che prendono il Congo al pari di un supermarket.

Tutto questo mentre l’Onu, presente sul territorio, finge da guardare nell’altra scoprendo, purtroppo, che lo scenario è lo stesso che si ha nella direzione giusta: morte, distruzione, misera, desolazione. Una scena a cui i caschi blu dovrebbero tentare di dare un rimedio, ma che invece controllano passivamente, chiudendo i cancelli a chiunque tenti di avvicinarsi al fortino delle Nazioni Unite.

Tutto questo mentre ogni uomo, ogni donna, ogni bambino a Goma si sveglia la mattina e si pone una domanda fondamentale: Vivere o Morire? La risposta è prendere il fucile e uscire di casa.

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