Camusso(Cgil): “Da Marchionne solo insulti”. Lui replica: “Voglio innovare”

di Joel Commenta

Foto: AP/LaPresse

Il segretario della CGIL, Susanna Camusso, nella relazione introduttiva all’ assemblea generale delle Camere del lavoro, attacca duramente l’ amministratore delegato della FIAT, Sergio Marchionne (vittima di scritte offensive nei luoghi adiacenti all’abitazione) a pochi giorni dal referendum su Mirafiori: per la Camusso, infatti, Marchionne “insulta ogni giorno il paese”, e la Fiat non vuole far conoscere i dettagli del piano “Fabbrica Italia”. Il leader del Lingotto ha prontamente replicato, affermando: “Non si può confondere il cambiamento con un insulto all’ Italia. Se introdurre un nuovo modello di lavorare in Italia significa insulto mi assumo le mie responsabilità, ma non lo è”.

E ha aggiunto: “Io non ce l’ ho nè con la Camusso, ne con la CGIl e nemmeno con Landini. Hanno dei punti di vista che sono completamente diversi dai nostri che non riflettono quello che vediamo noi a livello internazionale”. Per Marchionne, comunque, “A Mirafiori chi perde, anche se per un solo voto , ci deve stare”. In serata, però, anche il segretario della CISL Bonanni e il leader del PD Bersani hanno criticato Marchionne per i suoi “ultimatum”: per Bonanni, l’ ad FIAT  “farebbe bene a stare più zitto”, mentre secondo Bersani “Marchionne saprà prendere le misure alle auto, ma misurare le parole no”.

Questa mattina, intanto, durante la riunione della commissione elettorale per il referendum di Mirafiori, si è ventilata l’ ipotesi di rinviare la consultazione, poichè  questa si svolgerebbe troppo a ridosso delle assemblee organizzate dalla FIOM, e questo, temevano  FIM e UGL, avrebbe potuto condizionarne l’ esito. All’ inizio, quindi, si è pensato di rinviare il referendum a lunedì o martedì, poi, nel pomeriggio, la FIM sembra averci ripensato, e aver accettato la data del 13 e 14, anche se il leader provinciale dei metalmeccanici CISL ha spiegato che la data non è ancora stata “stabilita in modo definitivo”, e c’ è, quindi, ancora la possibilità di un rinvio.

La Camusso, quanto al risultato della votazione, ha spiegato: “Un esito del referendum con i sì non lo auspichiamo, ma non lo possiamo escludere. Questo come conseguenza , porta anche l’ esclusione della FIOM e della CGIL dalle fabbriche. Su questo dobbiamo continuare a riflettere.” Una posizione comunque meno intransigente di quella del leader della FIOM, Maurizio Landini, per il quale “Bisogna far saltare l’ accordo, renderlo non applicabile ed essere in grado di riconquistare i diritti che in termini sindacali significa riaprire la trattativa e considerare la vertenza ancora aperta. Tutto il sindacato, tutta la CGIL lo capisca”. Per la Camusso, che teme l’ esclusione del suo sindacato in caso di vittoria del si al referendum, FIOM e CGIL devono “stare dentro le fabbriche per costruire tutele, prospettive e posizioni”. Si profila, quindi, una divisione anche fra la stessa CGIl e la FIOM.

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