Cugini d’Italia (di terzo grado)

di Francesco Giurato 6


“Michele Novaro incontra Mameli e insieme scrivono un pezzo tutt’ora in voga…”
Sfiorivano le viole, Rino Gaetano, 1976.


ROMA – 20 luglio 2008“Abrogare l’orrendo Inno di Mameli”: la proposta – dopo le polemiche di oggi seguite al gestaccio di Umberto Bossi – arriva dall’europarlamentare leghista Mario Borghezio. “E’ più che comprensibile – osserva Borghezio – il senso di fastidio che Bossi, come ogni buon patriota padano, prova legittimamente nell’ascoltare le note sgradevoli dell’Inno di Mameli. Musicalmente orrendo, lugubre e irrispettoso nel testo che ci vorrebbe spronare ad essere ancor oggi ‘schiavi di Roma’, cioè esattamente il contrario di quello che desideriamo. Sarebbe piuttosto ora, quindi, di provvedere ad abrogare questo vecchio inno in cui non si riconosce né il Nord né il Sud, che ha subìto, come e più di noi, i guasti del centralismo romano”.


Insomma a proposito di repertorio da svecchiare mi pare che anche dalle loro parti hanno un bel da fare. Immancabili, oltre al consueto celodurismo – palesato stavolta a gesti da un Bossi-Spartaco, libero dalle catene di Roma ladrona (?) – varie contumelie sui terùn, minacciosi contaminatori della nobile razza padana, che s’infiltrano subdolamente nel tessuto sociale sotto forma di educatori, maestri e professori. Che infamoni, ma come si permettono? E in nome di cosa? Ci vogliono forse colonizzare? Da qui i 300.000 fucili pronti a sparare. Tutto chiaro adesso?


Scherzi a parte, forse occorre precisare in merito all’affermazione di Bossi sulla presunta occupazione da parte degli insegnanti meridionali nell’istruzione del nord Italia. Basta leggere alcuni dati – un pò meglio dei comizi – delle graduatorie degli insegnanti precari: al nord ce ne sono 40.000 che diventano 70.000 con i 30.000 che arrivano dal sud dove, di contro, ne abbiamo in lista d’attesa 160.000. Nel senso, quattro volte tanto di persone che per concorso e a completamento di un percorso professionale sono abilitati e pronti all’insegnamento. E quelli che emigrano, quei trentamila di cui sopra, spesso fanno le supplenze che i 40.000 dell’inizio del giro forse neanche riuscirebbero a coprire.


E ora, musica maestro!

Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta,
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
che schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Noi fummo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popoli,
perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Uniamoci, uniamoci,
l’unione e l’amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Dall’Alpe a Sicilia,
Dovunque è Legnano;
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core e la mano;
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla;
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Son giunchi che piegano
Le spade vendute;
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia
E il sangue Polacco
Bevé col Cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Appresa la notizia dell’incidente occorso al leader della Lega durante l’esecuzione dell’Inno, il PD ha fatto sapere che a queste condizioni il dialogo non può continuare. Il PDL ha ribadito che se ne infischia. Avanti un altro.

Commenti (6)

  1. Hanno un bel da fare, e pure noi…..ma và a quel paese (quello padano intendo 🙂 ) con questi gestacci, pure tu…torna alle medie quando ti tappavi il naso per non sentire le puzzette del compagno di banco, sempre che le faceva veramente! 🙂

  2. allora avanti con le proposte per cambiare l’inno: io suggerisco “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri. Un buon ritmo, parole semplici e nessuna velleità risorgimentale. In alternativa, più circostanziato, “L’amore rubato” di Barbarossa. Ma mi sa che fa troppo “de sinistra”…

    Al via il sondaggio!!!

  3. AhAhAh, come siamo messi in Italia….meno male che ci difende la polizia se no a quest’ora avremo un regime militare dove dell’Italia non resterebbero che la Provincia Padana e le sorelle del nord…il sud magari potrebbe essere il Regno di un discendente di Federico II, o un Gelli point 🙂 altro che restaurazione 🙂 !!!
    Ps:, e non P2 o P3,….vorrei partecipare al suddetto sondaggio ma non trovo queste canzoni inerenti con l’articolo sopra. Trovo più adeguato, per comporre un nuovo inno che rappresenti una nuova realtà regionale, il Duo di Piadena formato nel 1967 da Amedeo Merli e Delio Chittò.
    Nb: alternativa….lasciamo a Bossi ed i suoi scegliere l’inno che gli pare? IlFrustrato/re

  4. anche i simboli hanno la loro importanza….
    ma spesso il folclore padano è esaltato per coprire i disastri dei tagli a sanità, PS(sicurezza???), tasse che aumentano(i petrolieri nel libero mercato scaricheranno i costi su tutti noi)….insomma NON guardate al fumo ngli occhi….anche sE particolarmente fastidioso…
    e prendevano in giro Caruso….questo è il gov più black block dellla storia: Maroni ministro interno condannato per resistenza a pubblico ufficiale….antistatalismo leghista e statalismo(protezionismo per i capitalisti italici)….

  5. per pasqualino: non lo so, in effetti ranieri è un po’ troppo melò per farne un inno, direi più un pezzo anni ottanta cantato da qualcuno tipo luca barbarossa, ad esempio “yuppies”.

    per cohiba: i governi fanno tutti la stessa cosa e cioè rafforzare il capitale. chiaramente, intendiamoci, i grandi agglomerati di denari, non i miei o i tuoi risparmi. di quelli se ne fottono. i governi – alcuni meno, la maggior parte moltissimo – portano in dono come sacrificio al capitale quanto possa rendere anche il più infimo margine di profitto. a cominciare dai lavoratori (per notizia: fino all’altro ieri, se un’azienda ti faceva un contratto a termine, non poteva, alla scadenza, soppiantarti con un altro contrattista per la stessa mansione, ma era costretto – se citato in giudizio – a riassumerti. grazie alla finanziaria del nuovo governo BB i padroni se la cavano con una multina… ah già, però pigliano le impronte ai rom.)

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