Crisi di governo, crisi di sistema

di IsayStaff Commenta

Foto: AP/LaPresse

Cosa sta succedendo. L’interrogativo è al di là dal porsi. Cosa sta succedendo, provando a mettere un punto di domanda alla fine della frase. In Italia, oggi, sta davvero succedendo qualcosa? Guardare con speranza alle manifestazioni studentesche, ai colori sui monumenti, agli striscioni e all’assalto con uova dei luoghi del potere. Persino alla manifestazione del Pd, a quel Bersani emozionato e purtroppo con alle spalle un partito troppo diviso e in fondo mai nato. Incapace oggi di capire quale sinistra (e soprattutto: la sinistra?) voglia rappresentare e in caduta libera nei sondaggi, come in caduta libera è il governo, ma neanche oggi più libera di quella dell’opposizione.

Di fronte all’indignazione per le uova lanciate contro palazzo Madama alle manifestazioni contro la riforma Gelmini ho storto il naso. Non so perché venga in mente ora, forse semplicemente per queste giornate di veglia, questi due giorni che mancano all’Apocalisse. Che non sarà tale. Forse perché questo paese sembra destinato a non cambiare mai. Ma insomma, è logica: la logica della contestazione. Nessuno si augura la violenza. Ma se una generazione (anche troppo incosciente) arriva a lanciare tuorlo e albume contro il palazzo del potere, qualcosa vorrà pur dire.

Gli studenti in piazza, i movimenti, le contestazioni hanno avuto il pregio, chissà, di non soffrire di mero antiberlusconismo. Le manifestazioni dei terremotati dell’Aquila, il dramma di Terzigno, la gente in piazza per l’acqua pubblica. Al di là dei contenuti, si spera in un risveglio, e forse si viene pervasi da un ottimismo che non dovrebbe essere tale. Nel movimento studentesco – che movimento non è – e in tante altre occasioni la strumentalizzazione è lì. C’è. C’è il rischio del nulla di fatto, e della violenza. Si ringrazia sempre che non ci sia un pazzo là in mezzo con la pistola.

Mario Monicelli l’ha detto, a Rai per una notte. Questo Paese non sa che cosa sia una rivoluzione. Il discorso è pericoloso, nell’Italia di oggi e nel mondo di sempre. Ma lo Stivale giace sonnolente di fronte ai suoi mali di sempre. Tanto, in qualche modo, se la caverà. E l’ossessione è tale e tanta da regalargli da troppi anni un immobilismo incantato. Siamo in un incantesimo, che abbiamo creato noi stessi.

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