La nuova vita di Ossezia del Sud e Abkhazia

di Paolo Riva Commenta

Finalmente si parte. Anche se forse bisognerebbe sostituire il finalmente con un bel “Era Ora”. Però la situazione che si era creata alla fine di agosto, con la dichiarazione da parte di Mosca dell’indipendenza di Abkhazia e di Ossezia del Sud, ha fatto si che la UE dispiegasse il numero sufficiente di uomini e di mezzi, ma soprattutto di diplomazia, affinché tutto si svolgesse nella maniera più pacifica possibile.


C’è da dire che ciò che è avvenuto in quel 26 agosto è qualcosa che molto probabilmente ci saremmo immaginati solo in qualche particolare videogioco e di certo non nel mondo attuale. Nel mondo odierno infatti è il concetto di unione che domina. Non è più la forza dei singoli, ma quella dei tanti a dare potere ad un paese. Cosi il fatto che due piccole realtà, quali sono Abkhazia e Ossezia del Sud, che detengono una proto-indipendenza fa assolutamente un po’ sorridere. La realtà è molto meno divertente purtroppo, specie se si considerano le motivazioni che hanno portato a questo risultato.

La Russia afferma, senza timore, che l’indipendenza dei due stati è fondamentale anche per l’Occidente. Diciamola tutta, non credo che Medvedev, per quanto possa essere buono e misericordioso nei nostri confronti, sarebbe disposto addirittura ad accettare di iniziare una nuova guerra fredda solo per farci un piacere. La reazione dell’Occidente in effetti c’è stata, nonostante questo oggi l’Abkhazia festeggia la sua prima festa di indipendenza, mentre invece l’Ossezia del Sud non vuole nemmeno essere indipendente, quanto invece ha voglia di venire annessa alla Grande Russia.

Cosi parte oggi una reazione debole degli osservatori UE che hanno l’intento di fare allontanare le truppe russe dal territorio georgiano entro il 10 di ottobre. Una manovra solo di facciata visto che, nel frattempo, Mosca sarà già stata in grado di penetrare nei due “stati” allontanandola quindi solo di facciata.

In tutto questo scenario di finti perdenti e finti vincitori, l’unica realtà che esce veramente sconfitta è la Georgia: paese alla mercé di russi ed europei senza alcun diritto di rivalsa su ciò che, effettivamente, le è stato portato via ingiustamente.

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