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La meglio gioventù

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La giornata di ieri è stata caratterizzata in tutta Italia dal primo sole primaverile. A Bari in particolare è stata davvero una giornata eccezionale. E non solo per lo splendido clima, diciamo così, meteorologico. Il 15 marzo 2008 è una data da tenere bene a mente per quello che si è verificato in città. XIII giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie.


Oltre centomila persone hanno preso parte alla manifestazione organizzata dall’associazione Libera e Avviso Pubblico. Centomila. Ora, non ce ne vogliano le primarie democratiche ed i gazebi della libertà ma qui si parla di cose serie.


Centomila persone si sono cercate e trovate nel silenzio dei mass media. Nel silenzio di questa campagna elettorale in cui la parola mafia non è stata mai pronunciata. Ed al pensiero di cosa potrebbe essere detto, mi viene da sperare che non lo si faccia. La speranza di un cambiamento non passa certo da una dichiarazione scontata di chi deve portare a casa un risultato.


La speranza di un cambiamento passa da quei centomila di Bari. E dalla loro memoria. Durante la manifestazione sono stati ricordati i nomi di oltre settecento vittime di tutte le mafie: semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perche’, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere.


Ho letto che gli stessi organizzatori – pur conoscendo la sete di rivalsa delle persone di buona volontà che vivono in quelle realtà mortificate dalle mafie – non credevano ai loro occhi. Non era un concerto gratuito o l’apertura di un centro commerciale, nè tanto meno c’erano vip da fotografare con il telefonino. C’erano centomila persone che vogliono cambiare il paese. Potrebbero bastare.


Ma hanno, abbiamo tutti, un disperato bisogno delle cosiddette Istituzioni. Quelle Istituzioni che ci hanno detto che il voto di preferenza equivale in molte realtà a voto di scambio. Meglio eliminarlo.Ma lo “scambio” non avviene solo – per dirla volgarmente – tra il mafioso ed il bisognoso. Se l’interesse di quest’ultimo è comprensibile, giustificato, se non obbligato, del tutto inaccettabile è l’interesse di chi al mafioso si rivolge, ammicca, promette.


O meglio, inaccettabile è che sia parte di quelle Istituzioni di cui sopra a farlo. La domanda sarà banale, ma perchè dobbiamo continuare a pagare – e a caro prezzo – queste sanguinose agenzie di lavoro interinale rappresentate dalle mafie?


No, troppo facile. Qualcosa non torna, evidentemente. E di certo non aiuta a capire la perseveranza e la costanza con cui emergono zone grigie tra amministrazione – soprattutto locale – e criminalità organizzata, e le ostinate candidature al Parlamento nazionale di personaggi in qualche modo collaterali, quando non già palesemente compromessi. Così si rischia di perdere la bussola.


E quei centomila ieri erano lì per questo, per indicare la direzione da seguire.


La legalità non si predica, si pratica.