La meglio gioventù

di Francesco Giurato 4

La giornata di ieri è stata caratterizzata in tutta Italia dal primo sole primaverile. A Bari in particolare è stata davvero una giornata eccezionale. E non solo per lo splendido clima, diciamo così, meteorologico. Il 15 marzo 2008 è una data da tenere bene a mente per quello che si è verificato in città. XIII giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie.


Oltre centomila persone hanno preso parte alla manifestazione organizzata dall’associazione Libera e Avviso Pubblico. Centomila. Ora, non ce ne vogliano le primarie democratiche ed i gazebi della libertà ma qui si parla di cose serie.


Centomila persone si sono cercate e trovate nel silenzio dei mass media. Nel silenzio di questa campagna elettorale in cui la parola mafia non è stata mai pronunciata. Ed al pensiero di cosa potrebbe essere detto, mi viene da sperare che non lo si faccia. La speranza di un cambiamento non passa certo da una dichiarazione scontata di chi deve portare a casa un risultato.


La speranza di un cambiamento passa da quei centomila di Bari. E dalla loro memoria. Durante la manifestazione sono stati ricordati i nomi di oltre settecento vittime di tutte le mafie: semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perche’, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere.


Ho letto che gli stessi organizzatori – pur conoscendo la sete di rivalsa delle persone di buona volontà che vivono in quelle realtà mortificate dalle mafie – non credevano ai loro occhi. Non era un concerto gratuito o l’apertura di un centro commerciale, nè tanto meno c’erano vip da fotografare con il telefonino. C’erano centomila persone che vogliono cambiare il paese. Potrebbero bastare.


Ma hanno, abbiamo tutti, un disperato bisogno delle cosiddette Istituzioni. Quelle Istituzioni che ci hanno detto che il voto di preferenza equivale in molte realtà a voto di scambio. Meglio eliminarlo.Ma lo “scambio” non avviene solo – per dirla volgarmente – tra il mafioso ed il bisognoso. Se l’interesse di quest’ultimo è comprensibile, giustificato, se non obbligato, del tutto inaccettabile è l’interesse di chi al mafioso si rivolge, ammicca, promette.


O meglio, inaccettabile è che sia parte di quelle Istituzioni di cui sopra a farlo. La domanda sarà banale, ma perchè dobbiamo continuare a pagare – e a caro prezzo – queste sanguinose agenzie di lavoro interinale rappresentate dalle mafie?


No, troppo facile. Qualcosa non torna, evidentemente. E di certo non aiuta a capire la perseveranza e la costanza con cui emergono zone grigie tra amministrazione – soprattutto locale – e criminalità organizzata, e le ostinate candidature al Parlamento nazionale di personaggi in qualche modo collaterali, quando non già palesemente compromessi. Così si rischia di perdere la bussola.


E quei centomila ieri erano lì per questo, per indicare la direzione da seguire.


La legalità non si predica, si pratica.

Commenti (4)

  1. Sono assolutamente d’accordo con lei, aldilà di qualunque strumentalizzazione dobbiamo dire no alla mafia. Ringrazio lei per il post e quei centomila di Bari per la loro forza. Dai ragazzi, cambiare si può, cambiare si deve!!!
    Un saluto a tutti

  2. Grazie a te Sergio. Sono d’accordo con la tua ultima affermazione. Si deve cambiare. Ma non ti nascondo che, soprattutto per chi vive quelle realtà, è molto scoraggiante vedere l’immobilismo che caratterizza l’atteggiamento di chi le cose potrebbe cambiarle. Ma per invertire la tendenza bisognerebbe che le regioni del nostro amato sud cominciassero ad essere considerate davvero le figlie predilette di questa povera Italia. Occorre un rinnovamento vero della classe dirigente a livello locale. Noto però che alle parole, sempre più sdegnate e addolorate di quest’ultima, corrispondano sempre meno rilievi sostanziali, sotto l’aspetto legislativo e non, finalizzati ad un vero cambiamento. In questo contesto non è biasimevole purtroppo l’atteggiamento disincantato di chi le cose vorrebbe cambiarle, ma, mi ripeto, vedendo di fronte a sè una montagna insormontabile, si sente solo. Solo e vilipeso. Preso in giro ad ogni bara che viene chiusa nei funerali di uno Stato con la memoria troppo corta. Sarò banale, ma penso che altrove Roberto Saviano e gli altri eroi comuni che tutti i giorni manifestano il proprio dissenso sarebbero considerati il punto di partenza per il cambiamento e non una macchia di 2 minuti al TG. La gente ha bisogno di vedere che qualcosa succede ai piani alti, altrimenti perderà definitivamente la speranza e la giornata di ieri sarà solo uno splendido ricordo.

  3. dici bene, ma purtroppo, nello stucchevole ambaradan elettorale di sti giorni, era prevedibile che se ne parlasse poco.
    Ciò detto, continua ad usare nel migliore dei modi il “tuo canale” per rendere giustizia all’informazione e, nel caso di specie, alle coscienza di quanti (molti) hanno visto in faccia la mafia…

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