Ballarò: Tabacci, Gasparri, Vendola, la crisi ma soprattutto Amartya Sen

di Angela Gennaro Commenta

Ballarò, in onda il programma di Giovanni Floris. In studio Debora Serracchiani, Nichi Vendola, Bruno Tabacci, Maurizio Gasparri, Laura Ravetto, Luigi Angeletti, Antonio Catricalà e Nando Pagnoncelli. Si parla di crisi. E il primo ospite è il professore ed economista Amartya Sen.

Maurizio Crozza apre a raffica. E’ stata depositata oggi la sentenza sul caso Mills, che agì da falso testimone per agevolare Berlusconi e mantenere gli ingenti profitti alla Fininvest. Ha ragione Berlusconi, perché l’avvocato Mills è l’ex marito di un ministro del governo Brown. Quindi la regina dovrebbe dimettersi. Meno male che c’è il Lodo Alfano, sennò invece di riferire in Parlamento avrebbe riferito in parlatorio.

Ancora Mills. Mills avrebbe confessato di aver ricevuto soldi per chiamare Berlusconi Papi. Sembra che le nomine Rai non porteranno Noemi a dirigere una rete. La Russa si è messo contro tutti i paesi del mondo: quando va all’Onu, passa davanti al palazzo di vetro e si spaventa. L’ultima volta che stavamo contro tutti almeno eravamo alleati dei tedeschi, adesso invece gli portiamo via la Opel. Berlusconi ha detto che non vuole una società multietnica: tutti gli stranieri a casa quindi, tranne i giocatori stranieri del Milan. Fini ha fatto tanti sforzi per crescere La Russa e Gasparri e non ne è venuto bene nemmeno uno. Fini in realtà non esiste, in realtà è D’Alema senza baffi.

A dare un po’ di luce a questa Italia un po’ confusa, Giovanni Floris intervista Amartya Sen.

Sen delinea un  quadro della crisi che è meno roseo di quanto ci viene raccontato – si parla di ripresa, ma è reale? Prima la crisi era spaventosa, dice Floris. Ora l’apocalisse è passata. L’economista spiega che a risentire di questa congiuntura saranno i paesi molto ricchi e quelli molto poveri. La crisi è un fallimento filosofico, basata sugli effetti dell’elusione costante del meccanismo di controllo governativo dell’economia, dice Sen. La fiducia è un fattore chiave. La sua mancanza è fattore cruciale nella crisi. La sua presenza va accompagnata con la sicurezza di avere organismi di garanzia e tutela dei cittadini e dei risparmiatori.

Sen ne fa una questione di etica e di fiducia, appunto, delineando un quadro realistico. Viene da Calcutta, il professore. Una città tra le più povere al mondo, ma con il tasso tra i più bassi di delinquenza. E non risponde, elegantemente, alla domanda sui recenti scontri in Italia sul tema della sicurezza e dell’immigrazione.

Berlusconi userebbe le stesse parole di Sen, dice l’onorevole Ravetto del Pdl, quando parla di fiducia. E aggiunge: Tremonti aveva previsto la crisi.

C’è stata una strategia di occultamento della crisi da parte del Governo? Maurizio Gasparri assicura di no, aggiungenddo: altrimenti avremmo avuto un calo dei consensi. E così non è stato.