La situazione in Zimbabwe nel dopo-elezioni

di Paolo Riva 2

Sono passati mesi da quando, dopo il ballottaggio elettorale, il neo-presidente, rinconfermato da 28 anni, Robert Mugabe è salito al potere. Le critiche sulla sua vittoria si sono susseguite nel tempo, da giugno fino ad oggi, sia da parte dell’opposizione di governo che denuncia brogli e minaccie durante le elezioni, sia da parte dell’opinione internazionale che è stufa di avere come leader un uomo che usa la violenza, anziché la diplomazia, per governare il suo paese.


La situazione di ingovernabilità creatasi in quel dello Zimbabwe, in ampia crisi economica e con moltissime pressioni internazionali, hanno portato il presidente e i partiti dell’opposizione a ritrovarsi in un Hotel per poter giungere ad una soluzione comune per permettere al paese di rinascere e di poter vivere la propria vita nazionale.

Secondo i diplomatici la soluzione si sarebbe dovuta trovare entro domenica sera, ma evidentemente le posizioni sono molto lontane e le trattative bloccate in quanto ancora nessuna soluzione è uscita dall’hotel, creando all’interno del paese una situazione di pressione, di anarchia che forse sta peggiorando la situazione ancor di più di quando al potere c’era Mugabe.

Le soluzioni sembrano poche e sinceramente di difficile applicazione. Da una parte Mugabe non vuole perdere potere. Secondo lui e il suo partito le elezioni sono stati regolari e non capisce perchè dovrebbe cedere potere all’opposizione “regolarmente” sconfitta. Di contro l’opposizione desidera ricevere il potere esecutivo per spuntare il potere di Mugabe.

Forse la soluzione migliore sarebbe tornare a votare, ma anche in questo caso la posizione di Mugabe riprende quella precedente; perchè rivotare se ho vinto. Ma anche se si dicesse di rivotare forse si rischierebbe la stessa situazione di violenza già vista in precedenza quando, seppur incredibilmente, il mondo occidentale ha verificato la correttezza delle elezioni. Quale soluzione allora per salvare lo Zimbabwe?

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