Eluana Englaro, piccola storia ignobile

Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare, cantava Francesco Guccini. Eluana Englaro è nata a Lecco il 25 novembre 1970. Ed è morta. E’ morta oggi, 9 febbraio 2009, a Udine, presso la clinica “La Quiete”. Cogliendo di sorpresa un intero paese. Che, attraverso il suo corpo, si è guardato allo specchio. In Italia ci sono tra le 2.000 e le 2.500 persone che si trovano in condizioni più o meno analoghe a quelle di Eluana Englaro.

Eluana era una studentessa. Aveva solo 21 anni, da poco compiuti, quel giorno. Era il 18 gennaio 1992. Aveva preso la macchina grande, e quel giorno, per la prima volta, non era andata fuori città con i genitori come invece sempre capitava. Eluana, quella sera, era andata ad una festa a Pescate, paesino nei pressi di Lecco. Al ritorno, nella notte, l’incidente stradale.

Grillo, i referendum non s’hanno da fà



Gasparri gongola.


Dice che se è vero che Grillo non ha raggiunto le firme per il Referendum, trova la faccenda davvero comica. Però la notizia, al momento, è questa: Firme insufficienti: la Cassazione boccia tre referendum di Beppe Grillo.


Le firme raccolte durante i Vaffa-Day non sarebbero sufficienti. Staremo a vedere: l’udienza è fissata per il prossimo 25 novembre. Funziona così: i promotori del referendum potranno utilizzare, in quella sede, il diritto di replica.


Querela di qualità

Gli hanno detto

chiedi scusa

Ha risposto

Manco per niente

Io credo che Gasparri abbia… Detto un miliardo di balle

Non chiede scusa, Antonio Di Pietro, che ieri ha dato al Premier, a occhio e croce, del magnaccia. La bufera è scoppiata, sono giorni che i telegiornali continuano a ripetere

Il dialogo con l’opposizione è irrimediabilmente chiuso

Legge 112 del 3 maggio 2004, ovvero la legge Gasparri

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Si può discutere – ed infatti ne se discute – dell’effettivo vantaggio arrecato dall’essere proprietario di TV, quotidiani, periodici e quant’altro. Si può discutere altrettanto – ed anche qui il dibattito è sempre aperto – dell’effettiva volontà di intervenire sulle scelte del proprio pubblico, per fini diversi da quelli commerciali e connessi all’attività di editore. Si può discutere infine dell’opportunità che sempre più voci siano rappresentate attraverso i media che informano le persone di quanto accade. Si può discutere, in una parola, del pluralismo. In Italia lo si fa da anni, per televisione. Gli italiani lo fanno in TV, insomma.
Non esiste focolare italico che non veda, seduto a capotavola, il televisore. Attraverso il tubo catodico si è fatta l’Italia e si è fatto l’italiano, grazie allo yankie Bongiorno ed al suo Lascia o Raddoppia. L’invasione delle TV private poi ha finito con lo sconvolgere il panorama che i telespettatori si erano trovati davanti fino a quel momento, abituati com’erano a carosello, sceneggiato e buonanotte. L’ingresso della TV cosiddetta commerciale ha aperto nuovi orizzonti all’intrattenimento, imponendo col tempo il suo predominio indiscusso rispetto agli altri media tradizionali. I giornali sono out, internet è ancora off limits, la TV è ok.
E’ divenuto così centrale nel nostro paese il problema di regolamentare, in qualche modo, il mercato dei media. Esattamente dalla discesa in campo in politica del cavalier Silvio Berlusconi, all’epoca sottotitolato tycoon dell’editoria; in parole povere un asso pigliatutto del settore.

Proposta shock. Di Pietro perde la testa: una sola rete a Mediaset

Di Pietro
Magari, viene da rispondere. Ci potrebbe essere da guadagnare, viene da azzardare. Comunque, quell’indisciplinato di ex magistrato datosi alla politica l’ha sparata grossa. Ha proposto nientepopodimenoche un intervento radicale sull’informazione.
Dall’alto del suo blog, Antonio Di Pietro lanciare la proposta di programma di governo dell’Italia dei Valori.
Il post porta il titolo: Grande Biagi, piccola televisione pubblica, e ha, attualmente, 918 commenti tra i più disparati.
La proposta? Una sola televisione pubblica senza pubblicità, pagata dal canone e sottratta all’influenza dei partiti: l’esecuzione della sentenza europea su Europa 7 e lo spostamento di Rete 4 sul satellite; limite di una sola rete per i concessionari privati (un esempio per meglio comprendere? Non è difficile. Si chiama Mediaset); abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria.