Maurizio Belpietro, accusato di vilipendio nei cofronti di Napolitano

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Offesa all’onore e al prestigio del capo dello stato”, articolo 278 cp. Questa è l’accusa che la procura di Milano nella persona del procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati, ha girato al direttore del giornale Libero, Maurizio Belpietro. L’accusa è arrivata nella giornata di ieri, dopo la messa in vendita dell’edizione quotidiana del giornale Libero di cui Belpietro è il direttore. Ad essere accusata è la vignetta che appare in prima pagina e la scritta stampata sopra.

Nella vignetta vengono raffigurati il capo dello stato, Giorgio Napolitano, Calderoli, Bersani e Fini mentre si apprestano a mangiare una pizza a forma di stivale (simboleggiando la nazione), nella parte alta della vignetta appare la scritta: “assedio ai papponi di stato”. Ed è stata proprio l’unione di queste due cose, vignetta più testo, a far scattare in piedi il procuratore Bruti Liberati, il quale ha subito avviato le procedure per accusare Belpietro di vilipendio.

L’accusa, se confermata da un giudice, prevede la reclusione da uno a cinque anni. Non è mancata la replica di Belpietro, il quale ha dichiarato: “e il diritto di satira, dov’è?” L’argomento satira è uno di quegli argomenti discussi in passato ma che ancora lasciano molte interpretazioni, non è stato ancora ben definito quale sia o non sia la satira. Quale sia il limite oltre il quale non è più satira ma diffamazione, oppure come in questo caso, vilipendio.

Caso Ruby, il PDL ad Alfano: ” Azione disciplinare contro i giudici”

  

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Si appesantisce il clima tra il PDL e i giudici milanesi. Oggi, infatti, i capogruppo del PDL Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliarello hanno presentato un’ interrogazione urgente al ministro della Giustizia Alfano, affinchè consideri ” L’ opportunità di intraprendere le iniziative ispettive e disciplinari di propria competenza” per verificare l’ operato della Procura di Milano sul ” caso Ruby”. Per i due senatori, infatti, ci sarebbero state “palesi violazioni” della costituzione nell’ azione dei magistrati contro il premier, anche con riferimento alle intercettazioni che sono state poi pubblicate sui giornali. Secondo Gasparri e Quagliarello, “vengono ignorate le garanzie costituzionali per i parlamentari” e “svolte attività che non sono neanche consentite”.
Per Quagliarello, il Guardasigilli dovrebbe verificare, in particolare, sulla ” regolarità della tempistica di iscrizione sul registro degli indagati” di Berlusconi, che sarebbe stata “ritardata per consentire l’ attivazione del giudizio immediato contro il premier”. Inoltre, le intercettazioni non si sarebbero svolte “nel rispetto dell’ articolo 68 della Costituzione e della legge Boato”, poichè, anche secondo la Corte Costituzionale ” Le uniche intercettazioni di parlamentari che possono essere utilizzate senza autorizzazione previa sono quelle casuali, non quelle indirette” mentre “in questo caso sono ascolti indiretti, nell’ ambito di un’ attività sistematica”.

Caso Ruby: giudizio immediato per Berlusconi

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Giudizio immediato per Berlusconi. Il gip di Milano Cristina Di Censo l’ha disposto per i presunti reati del premier: concussione e prostituzione minorile nell’ambito del caso Ruby. L’udienza è fissata per il prossimo 6 aprile alle ore 9 e 30 e si terrà davanti alla quarta sezione penale. A comporre il collegio che giudicherà il presidente del Consiglio saranno i magistrati Carmen D’Elia, Orsolina De Cristofaro e Giulia Turri.

I guai per Berlusconi non finirebbe qui. Si profila, infatti, una nuova inchiesta sulle feste nelle residenze romane del premier, in particolare quelle svoltesi nel Castello di Tor Crescenza.

Caso Ruby, la procura chiederà il giudizio immediato per Berlusconi

I magistrati milanesi che si stanno occupando del “caso Ruby” hanno stralciato la posizione del premier Berlusconi, creando un fascicolo autonomo per le accuse di concussione e prostituzione minorile. Con tale passaggio tecnico, si intende arrivare a chiedere il giudizio con rito immediato per entrambi i reati  riguardanti il premier, mentre per gli altri indagati (tra i quali Nicole Minetti, Lele Mora, Emilio Fede) si continuerà con il rito ordinario.
Il premier ha ricevuto oggi, nella sua residenza romana di palazzo Grazioli, i suoi avvocati, Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella, e anche il ministro della Giustizia Alfano. L’ avvocato Ghedini ha spiegato ai giornalisti di aspettarsi la richiesta di giudizio immediato per il premier, “Perchè violano le norme della costituzione” .
Il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati ha precisato che “Non c’ è nessuna seconda parte lesa”, in riferimento all’ accusa di prostituzione minorile e al fatto che possa essere indicata come parte lesa un’ altra ragazza all’ epoca minorenne.
Per quel che riguarda, invece, l‘ inchiesta della Procura di Napoli riguardante un altro giro di prostituzione, che vede coinvolta anche la showgirl Sara Tommasi, Bruti Liberati ha spiegato: “Per ora sono due inchieste separate“.
I legali di Berlusconi sosterrebbero inoltre che Ruby sia nata non nel ’92, ma nel 91, facendo riferimento ad un vecchio verbale in cui la ragazza, dinanzi ai carabinieri per denunciare un furto subito, avrebbe detto di essere nata il 1 novembre 1991.

Per quel che riguarda, invece, le foto e i video delle feste dal premier, alcuni sarebbero già stati pubblicati dal settiminale “Oggi”, e vi sarebbe pure una foto con Berlusconi sorridente fra Noemi Letizia e l’ amica Roberta Oronzo, che sarebbe stata scattata a villa Certosa per il capodanno 2009, quando le due erano minorenni. Vi sarebbero inoltre due video girati aVilla Certosa, in uno dei quali si vedrebbe Noemi immortalata mentre balla da sola sul palco, mentre in uno dei quattro girati a palazzo Grazioli la stessa Noemi apre un armadio pieno di giacchie da uomo.
La Presidente della Commissione infanzia alla Camera, Alessandra Mussolini, sostiene che il PD ha chiesto l’ audizione di Ruby in commissione, con una lettera firmata da tre parlamentari del PD e uno dell’ IDV. I due partiti hanno smentito, precisando che è stata solo chiesta un’ “indagine” “Su status, condizioni,presenza e movimenti di Ruby minorenne in Italia”.
Intanto, si è saputo oggi che il processo Mills, che vede il premier indagato per corruzione in atti giudiziari, riprenderà l’ 11 marzo a Milano, dopo essere stato sospeso lo scorso aprile in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sul “legittimo impedimento”.

Dossier sulla Boccassini, perquisizione al “Giornale”. Indagato membro del CSM

La sede romana del quotidiano “Il Giornale” e l’ abitazione della giornalista Anna Maria Greco sono state perquisite stamattina nell’ ambito di un‘ indagine che vede anche indagato per abuso d’ ufficio il consigliere “laico” della Lega al CSM, Matteo Brigandi, che avrebbe passato al quotidiano di Sallusti le carte di un vecchio dossier, poi archiviato, aperto negli anni Ottanta dal CSM a carico del procuratore aggiunto di Milano ed ex pm Ilda Boccassini. La Boccassini, infatti, è uno dei magistrati che sta conducendo l’ inchiesta relativa al “Ruby-gate” che vede coinvolto il premier: nell’ articolo, pubblicato qualche giorno fa dal “Giornale” con il titolo “La doppia morale di Boccassini”, si ricordava come il magistrato, nel 1982, fu “sorpresa in atteggiamenti amorosi” con un giornalista di “Lotta Continua”. In proposito, si affermava sempre nell’ articolo: “Davanti al CSM si difese come paladina della privacy. E fu assolta. Ora fruga nelle feste di Arcore, ma allora parlò di “tutela della sfera personale”.

Dura la reazione del quotidiano, che, in una nota, considera le perquisizioni “Un nuovo tentativo di mettere il bavaglio alla libertà di informazione e al Giornale in particolare dopo le perquisizioni di pochi mesi fa al direttore, Alessandro Sallusti, al vicedirettore, Nicola Porro, e alla redazione milanese del quotidiano per l’ affaire Marcegaglia”. Il direttore Sallusti se la prende con quella che definisce “la casta dei magistrati” , che, accusa, “per l’ ennesima volta mostra il suo volto violento e illiberale”. Anche il segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana, Franco Siddi, ha difeso i colleghi del “Giornale”, dichiarando: “Nello scontro politica-magistratura non possono essere chiamati a pagare i giornalisti se danno notizie, ancorchè su di esse e sulla loro valenza in termini di carattere pubblico, ciascuno possa avere opinioni diverse”.