Cosa cambia con l’abrogazione della legge Fini-Giovanardi

di Alba D'Alberto Commenta

Il 12 febbraio 2014 la Corte Costituzionale ha abrogato la legge Fini-Giovanardi, reputandola incostituzionale. La legge, come tutti sanno, metteva sullo stesso piano droghe leggere e droghe pesanti. Nella norma di conversione furono messi emendamenti che non riguardavano oggetto e finalità del Dl.

La decisione della Corte comporta dunque importanti conseguenze. In primo luogo torna in vigore la legge Iervolino – Vassalli, riesumata dal lontano 1993, e ora in auge in base alle modifiche del referendum dello stesso anno. La legge in questione prevede pene minori per le droghe leggere.

Con l’abrogazione della Fini-Giovanardi, dunque, le droghe leggere vengono penalizzate.

Dall’inizio dell’iter all’abrogazione

L’iter contro la Fini-Giovanardi è stato lungo. Tutto è cominciato in virtù di un ricorso presentato da un signore condannato a quattro anni per il trasporto di 3,8 chili di hashish, senza la condizionale. Sono stati i suoi legali a portare davanti alla consulta la legge Fini-Giovanardi, nata nel 2005, che equiparava le droghe pesanti a quelle leggere aumentando di fatto le pene per queste ultime.

Prima a droghe più o meno dannose venivano corrisposte pene più o meno alte. Un quadro modificato profondamente dalla Fini-Giovanardi: le pene che prima andavano da 2 a 6 anni per le droghe leggere, sono andate a 6-20 anni di reclusione e multa fino a 260mila euro. Il titolo originario di quel decreto, approvato dall’allora governo Berlusconi, concerneva misure per la sicurezza delle Olimpiadi invernali di Torino, per prevenire e combattere criminalità organizzata e terrorismo, disposizioni sul diritto di voto degli italiani all’estero e anche norme per favorire il recupero dei tossicodipendenti contenute nell’art. 4. Queste misure, quindi, come fa notare nella sua ordinanza la Cassazione, non riguardavano la disciplina sulla droga.