Lo “stupro correttivo” preoccupa il Sudafrica

di D. Spagnoletto Commenta

 Il 15 marzo prossimo Città del Capo sarà teatro di un processo contro un uomo accusato di stupro, che è stato perpetrato ai danni di una donna lesbica nel tentativo di farla diventare eterosessuale.

Quello che prende il nome di “stupro correttivo” sta diventando sempre più usuale in Sudafrica, paese in cui la discriminazione basata sull’orientamento sessuale è illegale e i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono legali.

In più Città del Capo è rinomata per il gay pride organizzato ogni anno. Questi episodi, però, sono in netto contrasto con la libertà, almeno ufficiale, di esprimere la propria sessualità e sono la cartina di tornasole di un’avversione che mette in luce la netta linea di demarcazione fra le istituzioni e la popolazione.

Secondo l’associazione non profit ActionAid ogni anno in Sudafrica vengono denunciati 520 casi di stupro correttivo e molti attivisti sostengono che ogni settimana solo a Città del Capo ve ne siano 10.

La “protagonista” del processo che inizierà far sei giorni si chiama Millicent Gaika, una delle poche donne che ha avuto il coraggio di denunciare questo tipo di stupro. La sua tragica storia comincia nel 2009, quando un suo conoscente l’avvicina con la scusa di una sigaretta.

Una chiacchiera tira l’altra e i due finiscono a casa dell’uomo che la chiude a chiave, la picchia e la violenta pronunciando queste parole: “So che sei lesbica: tu non sei un uomo, pensi di esserlo ma non lo sei e io ti dimostrerò che sei una donna. Ti metterò incinta e tu dovrai portare mio figlio in grembo”.

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