Roma: tra mezzi pubblici e traffico, il giro (letterale) delle sette chiese

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Ci sono cose che, per il solo fatto di esistere, “raccontano una storia” – come dicono gli Inglesi. Così per le pagine Facebook “Roma ai tempi di Virgì”; così per il sito “Odissea quotidiana”, che già il nome è un programma, da anni dedicato al desolante trasporto pubblico della Città Eterna.

Gli automobilisti romani perdono nel traffico una media di 66 ore all’anno: cioè, più di 2 giorni. I pedoni, non lo sapremo mai – ma basta chiedere alle fermate dei mezzi per scoprire che a Roma, la città più congestionata d’Italia, puoi sapere quando parti ma non anche quando arriverai: oltre 1 miliardo e mezzo di passeggeri in un anno e oltre 5 milioni 700mila spostamenti giornalieri, solo nel perimetro della città, costretti all’avventura delle attese – sempre che l’autobus non prenda fuoco o che incidenti, rallentamenti da fogliame sui binari, pioggia, allagamenti metropolitani, scioperi, cantieri o grandi eventi non facciano il resto. Peraltro, cose che nella campagna elettorale di 5 anni fa l’attuale Sindaca usava come ragioni di critica e di attacco, con la promessa di fare molto meglio e di più.

Negli ultimi 6 anni le vetture sono diminuite, e questo ha aggravato sempre di più i sovraffollamenti ma anche, di conseguenza, il numero delle persone costrette a ricorrere ai mezzi privati – al prezzo di ingorghi, inquinamento, ore di vita perse e disagi a non finire. I mezzi della Capitale sono ampiamente insufficienti, lenti e mal tenuti, igienizzati dal Comune per soli due mesi durante il primo lockdown e ora affollati come non mai, in barba alla civiltà ma anche ai distanziamenti ancora necessari. Aggiungiamo il degrado del manto stradale, le buche mal rattoppate e le voragini, lo stato nel quale versano illuminazione e segnaletica ma anche le gare deserte, i fondi non utilizzati o le gestioni separate che non si telefonano – e i conti sono presto fatti.

Lo sono anche a guardare le proposte dei quattro principali candidati in corsa per il Campidoglio. Per l’amministrazione uscente, trasformazione della Roma Lido in metro, diversi prolungamenti, acquisti di nuovi mezzi e Centrale unica della mobilità – cioè, cantieri e uffici. Per il candidato di centrodestra Michetti, presa in carico della Roma Lido, prolungamenti delle linee metropolitane, chiusura dell’anello ferroviario e ritorno del bigliettaio, come “assistente di bordo e garante dell’ordine”: in poche parole, cantieri e controlli. Per Calenda, manutenzione, revisione, completamento, ammodernamenti e prolungamenti, con interventi da realizzare in 10 anni e un investimento di circa 12 miliardi: cioè già la certezza, della vittoria e dei due mandati. Infine, per Gualtieri, un piano “con scadenze annuali e verificabili”, una gestione in collaborazione con le aziende locali, la “cura del ferro” per un sistema integrato di ferrovie, metropolitane e tram, un miglior ruolo per i Taxi e i NCC nonché nuove regole per la logistica delle merci: in altre parole, un diverso metodo.

Perché parliamo di una popolazione in diminuzione, distribuita in modo diverso sui quartieri e i Municipi, con sempre più anziani e sempre più solitudini, ancora più persone impoverite, abbastanza da non potersi permettere un mezzo privato, e tantissime comunque non in grado di spostarsi in autonomia – ma anche di esigenze quotidiane, dal lavoro e la scuola alla spesa e alle cure, possibilmente “entro stasera” e in sicurezza. Possiamo solo sperare che proposte come “Roma in 15 minuti” e, appunto, un cambiamento di visione e metodo riescano a rendere pagine come l’Odissea quotidiana – pur apprezzando l’ottimo lavoro della sua giovane redazione – non più necessarie e la Capitale una città finalmente vivibile.

Su Facebook, il conto alla rovescia è partito – e porta il nome “31 giorni con Virginia”.