Imu alla chiesa, esenti le scuole

di Michele Laganà Commenta

La nuova imposta sugli immobili della Chiesa, voluta e poi approvata dall’attuale Governo Monti, inizia a mostrare i primi cavilli burocratici. In un primo momento si erano segnalate come esenti dal pagamento solamente le parti di immobile atte a svolgere funzione religiosa pertanto solamente la percentuale di struttura dedicata al commercio sarebbe stata conteggiata per il pagamento dell’Imu.

In un primo periodo anche le scuole cattoliche avrebbero dovuto pagare l’Imu, mentre, ora, si scopre che le scuole paritarie non saranno colpite da questa nuova imposta, basterà segnare un bilancio annuo senza guadagni ed essere aperti a tutti. Ecco il cavillo burocratico che gli istituti potranno sfruttare per non pagare la nuova imposta allo stato.

L’Imu non sarà pagata dagli enti no-profit, cioè quelle attività che non ricavano utili dalle loro attività, questo consentirà alla gran parte delle attività cattoliche di non pagare l’Imu. “Ai fini dell’applicazione dell’esenzione è necessario che l’attività non chiuda con un risultato superiore al pareggio economico. O che eventuali avanzi di gestione siano reinvestiti totalmente nell’attività didattica”, così si legge nella legge dello scorso 2009, la quale verrà sfruttata come base per una futura legge per l’Imu alla Chiesa.

Insomma, quella che poteva sembrare una svolta sotto il punto di vista di parità di tasse tra il popolo italiano e lo stato Vaticano, si sta trasformando nell’ennesima presa in giro nei confronti dei cittadini sempre più caricati di tasse.

 

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