Elezioni Roma. Michetti e il pregiudizio universale

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Aprile 2018. Sono state “le mansioni sociali legate all’usura, all’attività bancaria e simili” degli Ebrei a essere la causa delle persecuzioni millenarie e della Shoah”.

Febbraio 2020. “Mi chiedo perché la stessa pietà e considerazione riservata agli Ebrei non viene rivolta ai morti ammazzati nelle foibe, nei campi profughi, negli eccidi di massa che ancora insanguinano il pianeta. Forse perché non possedevano banche e non appartenevano a lobby capaci di decidere i destini del pianeta”.
Le prime parole appartengono ad Abu Mazen; le seconde, come svelate da Il Manifesto, a Enrico Michetti, candidato a Sindaco di Roma.

Gli Ebrei e i soldi. Anzi: gli Ebrei «strozzini» e i soldi. Anzi: gli Ebrei «strozzini», i soldi e il complotto giudaico – tanto caro a Hitler, e fin dal suo celeberrimo libro del 1925.
Michetti ha le idee molto chiare: “Purtroppo, se non sei portatore di un qualche interesse diretto o indiretto, per il cinico buonista non sei meritevole di tutela”. Sarà per questo che, nelle sue liste, c’è anche la candidata comunale Francesca Benevento, per la quale il Ministro della Salute è “un ebreo askenazita formato dalla McKinsey, che riceve ordini dall’élite finanziaria ebraica”.

Certo, perché «Ebreo» è qualcosa di infamante e terribile da essere – soprattutto se legato alla mitica «finanza», che ogni giorno si dedica al controllo assoluto del pianeta. Il peggio del peggio, persino dei criminali a guidare interi Paesi, dei terroristi e delle loro torture, degli abusi, dei soprusi e delle uccisioni quotidiane in giro per il mondo. La «cospirazione ebraica», in moto perenne per la supremazia cosmica: il vero pericolo globale, per il quale trovare «la soluzione finale» – giusto?

Che poi, a guardare sforzi e impegno e iniziative e fondi verso chi scappa e verso chi è perseguitato da parte di persone, Comuni ma anche donne e uomini in uniforme, dire che per nessun altro ci sia la stessa “pietà e considerazione” rischia di essere un tantino ingeneroso. Ma tant’è: niente di meglio che un Ebreo al momento giusto, soprattutto se il programma per l’eventuale amministrazione di Roma rimane sconosciuto per settimane e contiene 120 pagine di nulla.

Continua, l’aspirante «Primo cittadino»: “Ogni anno si girano e si finanziano quaranta film sulla Shoah, viaggi della memoria, iniziative culturali di ogni genere nel ricordo di quell’orrenda persecuzione… e sin qui nulla quaestio, ci mancherebbe”: grazie della gentile concessione, ci mancherebbe. Anche per il Giorno del Ricordo, dedicato al massacro delle foibe e all’esodo giuliano-dalmata – per non parlare del genocidio armeno, che ha visto un intero anno dedicato, il 2015, con riconoscimenti presidenziali e parlamentari, libri, documentari e iniziative culturali. Combinazione, il candidato evoca solo il Giorno della Memoria – e questa «selezione» la dice lunga.
Noia, evidentemente, se non addirittura fastidio. Come nei confronti della Commissione Segre che, secondo il candidato, non solo non serve ma è addirittura un insulto: “Per contrastare eventuali fenomeni di razzismo bastano i rimedi ordinari. La mia patria, uno dei luoghi più umani e accoglienti al mondo, non merita commissioni straordinarie che possano limitare la libertà di azione e di espressione del mio popolo”. «Libertà» come quelle di incidersi la svastica sulla pelle o di istigare all’odio, presumiamo – perché la Legge Scelba è stata scritta così, a caso, e comunque chi se la ricorda e chi se ne importa.

Qui non si tratta di tale o talaltro schieramento. Qui si tratta del fatto che, oltre a mondare gli oceani, dovremmo tenere puliti anche i pensieri. Il nostro sapere, il nostro sentire, le nostre scelte. Evitando di inquinarci con pregiudizi calcificati nei millenni e automatismi facili da cavalcare, laddove nulla è più facile del trovare la causa di tutti i mali, indicarla in qualcuno e insistere su questo fino a che una menzogna ripetuta non diventi verità.

A rileggere quanto pronunciato, rimane il fatto che – se fosse qui oggi – Goebbels voterebbe per Michetti. E questo non si risolve con una o due visite alla Comunità ebraica di Roma, per tranquillizzarla alla vigilia del voto sul fatto che lui la apprezza perché “parte perfettamente e orgogliosamente integrata della città”. «Integrata», sì, dal 161 a.C…