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Primarie USA: Quella dannata notte nell’Iowa

Di Paolo Riva, in USA, USA: Presidenziali 2008.

Povera Hillary. Più passano i giorni e più i rimorsi aumentano. Quella dannata notte in Iowa deve essere stata lunghissima. Senza riuscire a dormire, senza riuscire a capacitarsi di quello che effettivamente è successo.

Sono passati ormai 4 mesi da quella tragica “sessione” in Iowa che ha visto un risultato per la “Real American” Hillary veramente umiliante; un terzo posto.

Esattamente. Avete capito proprio bene, ma probabilmente ve lo ricorderete anche altrettanto bene. In quella sessione di primarie, appunto in Iowa, vi erano ancora tantissimi candidati sia in uno schieramento che nell’altro. Così in Iowa, non solo vinse Barack Obama, ma addirittura la Clinton venne superata da Edwards, successivamente scomparso dal banco dei candidati anche perchè incapace di tenere il ritmo di questi due cavalli da corsa.

Eppure da quella sessione in Iowa, che in fondo forse più di altro segna lo svantaggio incredibile accumulato dalla Clinton, qualcosa per Hillary sembra cambiato. Perchè in fondo è da quella sonora sconfitta che la rinscita del Clinton pensiero è effettivamente avvenuta.


Una rinascita che l’ha riportata sotto al suo avversario, facendogli credere ma soprattutto facendo credere a tutto il suo elettorato, che effettivamente ce la si potrebbe fare.

Forse un risultato che effettivamente si è iniziato a raggiungere per il semplice fatto che la Clinton ha smesso di pensare alla vittoria della guerra, ma alla vittoria delle singole battaglie.

Ogni sessione di queste primarie, da quella in Iowa, è stata vissuta da Hillary come se fosse l’ultima, con un entusiasmo e una voglia di vincere che hanno coinvolto anche l’elettorato democratico, che in risposta le ha permesso di portare il suo svantaggio fino a 100 delegati.

Attualmente l’Uomo dei numeri statunitense, il Renato Mannheimer americano per comprendere di chi stiamo parlando, dà alla Clinton il 10% di speranze di riuscire a vincere alla fine della corsa.

E quando Hillary sente queste parole, ormai alla fine della sua corsa, ripensa immancabilmente a quella notte, in Iowa, cercando di convincersi che, forse, è stato solo un brutto sogno. Un brutto sogno da dimenticare con l’ennesima vittoria.





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