Trenta giorni da Berlusconi
Di Francesco Giurato, in Il Popolo della Libertà, Italia: Politiche 2008.
8 marzo 2008. Festa della donna, apertura della campagna elettorale del PDL e del suo padrone, Silvio Berlusconi. E la risposta alle accuse di inciucio circolanti dal giorno della caduta di Prodi è inequivocabile. A Milano, davanti ad una claque adorante, il Cavaliere strappa il programma del Partito Democratico. Se sia studiato o meno non ci è dato dirlo, ma l’impatto mediatico è assicurato.
11 marzo. Il Cavaliere confessa candidamente che la - quantomeno discutibile - candidatura di Giuseppe Ciarrapico “serve per vincere”. Evviva la faccia. Anzi la faccetta.
12 marzo. Ecco servita la ricetta per superare il precariato: “sposare suo figlio o un altro milionario”. Provocatore.
16 marzo. E’ il giorno del lancio delle truppe cammellate della libertà, concetto poi ribadito in un crescendo rossiniano di numeri e di accuse. Trattasi di un esercito di nonsoquantinonsochè - ma volontari! - pronti a difendere le urne “dai brogli della sinistra”. Ma su questo argomento avrà modo di precisare.
20 marzo. Dopo avere giudicato la proposta di Air France per rilevare Alitalia, come irricevibile, il Cavaliere fa sapere dell’esistenza di una cordata - con dentro i suoi figli, volendo - pronta a fare un’offerta migliore al grido di - verità - “Qui o si fa Alitalia o si muore”. Simpatico aggiottatore.
26 marzo. Lo spettro del comunismo si aggira minaccioso sull’Italia. “Anche oggi Veltroni dice tre bugie ogni due righe: e’ la vecchia ricetta stalinista sempre valida nella sinistra”. Lo stesso giorno: “Di Pietro si e’ laureato grazie ai servizi, perche’ non e’ possibile che l’abbia presa uno che parla cosi’ l’italiano”. No comment.
31 marzo. Il leader del Pdl ha un piano per risolvere l’emergenza rifiuti in Campania “nel giro di due mesi”. Metterlo urgentemente in contatto con De Gennaro.
1 Aprile. E’ il giorno del primo attacco frontale al Presidente Napolitano. “Sappiamo che ogni decisione del Consiglio dei ministri dovra’ passare per le forche caudine di un capo dello Stato che sta dall’altra parte. Ricordo i rapporti con Carlo Azeglio Ciampi”. Poi preciserà. Pesce d’aprile.
8 aprile. Dopo avere etichettato come malato Umberto Bossi, Berlusconi chiarisce che si è trattato di una “invenzione dei giornalisti, tutti di sinistra, ad eccezione di Fede, ultimo baluardo”. Lo stesso giorno rende noto di essere più alto di Sarkozy e di Zapatero. Ma l’otto aprile è stato il giorno dei fuochi d’artificio, quelli lasciati in soffitta per le occasioni importanti. “I pubblici ministeri dovrebbero essere sottoposti periodicamente ad esami che ne attestino la sanita’ mentale”. L’idea non e’ nuova: era gia’ stata scritta nero su bianco nella riforma dell’ordinamento giudiziario targata Cdl. Gigante.
9 aprile. Berlusconi spiega che in una situazione come quella attuale, “dove non c’è nessuna carica dalla nostra parte”, sarà “difficile dare una Camera alla sinistra. Ma avendo loro anche il Quirinale, se il capo dello Stato decidesse di dimettersi prendendo atto della nuova situazione”, allora “si potrebbe pensare di dare una Camera all’opposizione”. Insomma io do una carica a te e tu dai una carica a me. Manovratore.
Ora, a ragion veduta, siamo sicuri che il test periodico lo debbano fare solo i magistrati?
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Scritto da Francesco Giurato
Termini legati all'articolo: Air France, Air One, Alitalia, Antonio Di Pietro, campagna elettorale, elezioni politiche, magistratura, Nicolas Sarkozy, Pier Silvio Berlusconi, programma, Silvio Berlusconi, Zapatero.




BERLUSCONI OFFENDE ANCHE I CATTOLICI
Dopo le ennesime affermazioni di Silvio Berlusconi al comizio di
Cagliari del 7/4/08, di fronte al santuario della Madonna di Bonaria:
”Vi vorrei nominare difensori, apostoli della verita’, andate,
predicate e convertite le genti”, Telefono Antiplagio rivolge un
appello alla Chiesa cattolica ed a tutte le confessioni ortodosse e
protestanti in Italia affinche’ prendano una posizione netta e chiara
sulle espressioni irriverenti e offensive del sentimento religioso
degli italiani e di tutta la cristianita’ usate dal leader del PDL per
fini elettorali o per ”boutades” di cattivo gusto. Non e’ la prima
volta infatti che Silvio Berlusconi utilizza le parole di Gesu’ Cristo
e dei testi sacri per fare propaganda politica.
Gia’ nel 1994, alla sua prima elezione, affermava: ”Chi e’ scelto
dalla gente e’ come unto dal Signore” (Repubblica). In seguito
aggiungeva: ”Voi dovete diventare dei missionari, anzi degli apostoli,
vi spieghero’ il Vangelo di Forza Italia, il Vangelo secondo Silvio”
(Messaggero). ”Io sono il Gesu’ Cristo della politica, una vittima,
paziente, sopporto tutto, mi sacrifico per tutti” (ANSA). ”Per don
Giussani ero l’uomo della provvidenza” (Repubblica). ”Non ho mai
registrato tanto entusiasmo nei miei confronti negli ultimi 14 anni, al
punto che mi sono venute le stigmate” (Corriere della Sera).
”Allontana da me questo calice” (AGI). ”La croce che dovro’ portare
non e’ mai stata cosi’ pesante” (Repubblica).
E’ inverosimile che dal 1994 ad oggi, in Italia, nessun esponente di
primo piano, cattolico, ortodosso o protestante abbia preso
ufficialmente le distanze dalle affermazioni del cavalier Berlusconi o
abbia biasimato le sue espressioni e le sue battute di spirito, cosi’
povere di spirito. Se le nostre origini cristiane, i nostri valori sono
regolarmente dimenticati o messi in discussione, com’e’ possibile
accettare che un leader politico strumentalizzi o derida le stesse
origini e gli stessi valori per i quali, da Gesu’ Cristo in poi, molti
uomini hanno speso e perso la vita? Come si puo’ confidare in un
riconoscimento, in una difesa di quelle origini e di quei valori da
parte di chi non fa altro che scimmiottarli? Se le stesse affermazioni
fossero state fatte da un cabarettista, da un cantante rock o da un
ciarlatano, quanti cristiani sarebbero balzati sulla sedia? Quanti
sacerdoti, quanti metropoliti, quanti pastori si sarebbero stracciate
le vesti? E quanti editori le avrebbero censurate? Quanti giornalisti
bigotti avrebbero risposto con articoli di fuoco?
E’ inaccettabile per un credente, ma anche per un ateo, che la Bibbia
venga usurpata e dileggiata per interessi di potere, senza che nessuno
faccia niente per preservarla, senza che nessuno ribadisca che
l’autentico messianismo cristiano e’ diametralmente opposto
all’ipocrita messianismo politico. Che messaggio, che esempio diamo ai
veri cristiani e alle nuove generazioni, quando non siamo in grado di
disapprovare chi banalizza e mortifica cio’ che i nostri genitori, i
nostri nonni e i nostri padri spirituali ci hanno insegnato ad amare?
Telefono Antiplagio auspica che tutte le autorita’ religiose cristiane
in Italia accolgano questo appello e ricordino a Silvio Berlusconi come
servirsi delle citazioni, richiamando alla sua mente la distinzione
fatta da Gesu’ Cristo a proposito di denaro e tasse: ”Rendete a Cesare
quel che e’ di Cesare, a Dio quel che e’ di Dio”. Cio’ che appartiene
a Dio e’ il Vangelo, che gli puo’ essere restituito solo mettendolo in
pratica, accogliendone la logica e i contenuti: fare giustizia ai
poveri e ad ogni uomo; farsi prossimi e solidali come il buon
samaritano; promuovere l’eguaglianza; trasformare gli arsenali in
strumenti di pace. Chi governa non sa neanche cosa vuol dire.
Giovanni Panunzio, insegnante di religione
Fondatore e coord. naz. Telefono Antiplagio 338.8385999
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