Travolta sulle strisce pedonali? Nessun risarcimento, l’assicurazione non ti crede

di Gianni Puglisi Commenta

Un caso davvero ai limiti dell’inverosimile quello denunciato da Raffaele Gerbi della Professional & Partners Group Srl, che punta i riflettori sull’assoluta mancanza di serietà professionale su diversi casi legati ai risarcimenti da incidenti stradali: ritardi nei pagamenti o nelle visite mediche, tentativi di accordi su cifre più basse di quelle effettivamente dovute. E, non ultimo, la negazione di ogni risarcimento per il semplice sospetto che sia stata perpetrata una truffa, peraltro senza la minima prova documentata. Grazie alla preziosa collaborazione di Raffele Gerbi, analizziamo allora un caso recente particolarmente significativo, che coinvolge una giovane ucraina.

Roma, maggio 2014. Alle cinque del mattino, la guardarobiera Alina Kalinichenko, di anni ventidue, fa ritorno a piedi, dopo aver lavorato la serata in discoteca. Mentre attraversava le striscie pedonali a Piazzale Ostiense, all’altezza del Chiosco del Buongustaio, viene travolta da uno scooter Aprilia Scarabeo, assicurato con Unipolsai. La giovane riporta una grave frattura alla gamba sinistra.

Sul posto interviene una pattuglia di Polizia Locale di Roma Capitale, e un’ambulanza del 118 che porta la ragazza all’Ospedale San Camillo. La Polizia Locale ha modo di ricostruire la dinamica dell’incidente, grazie anche alla presenza di un testimone oculare, che dichiara che il semaforo pedonale era verde e che lo scooter, che procedeva a velocità elevata, non si è fermato. Al contrario, il conducente del motoveicolo dichiara che il semaforo pedonale era rosso: questa affermazione è sufficiente per ritenerla un tentativo di truffa e di affidarla alle Aree Speciali antifrode dell’assicurazione che paventa la possibilità di raggiro: «dalle verifiche effettuate presso l’ufficio sinistri competente è emerso come il danno sia stato oggetto di contestazione sulla base degli elementi raccolti in sede di istruttoria la quale ha evidenziato elementi incongruenti». Dunque, si ipotizza in modo poco chiaro un possibile inganno che coinvolge anche il testimone e magari, addirittura, i vigili urbani intervenuti. Tutto ciò è davvero possibile?

Dopo un processo durato ben tre anni e concluso lo scorso 17 maggio, il giudice da finalmente ragione alla Kalinichenko ed ovviamente ritiene veritiera la sua versione dell’incidente. Gerbi ha inteso sottolineare: «A questo punto mi sembra giusto porsi una domanda: chi sono i veri frodati, i danneggiati o le compagnie? Per quali motivi le compagnie continuano a sostenere ingenti costi per mantenere le Aree Speciali? E per quale motivo queste ultime sollevano dubbi e contestazioni anche laddove non esistono? La Kalinichenko ha dovuto attendere i lunghi tempi di un giudizio, con conseguente aggravio di costi a carico della compagnia e l’insoddisfazione delle parti coinvolte per vedere accertata la responsabilità dello Scarabeo, che era evidente e comprovata fino dall’inizio».