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Il Sudafrica ritorna al passato

Di Paolo Riva, in Sudafrica.

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Il mondo, il nostro pianeta si evolve ogni giorno. Non solo nella dinamica delle zolle che, seppur con minimi spostamenti praticamente impercettibili, ci offrono un pianeta “Gaia” ogni giorno diverso, ma anche nella società.

Un evoluzione sociale che, a seconda della popolazione, si sviluppa a diverse velocità: chi lentamente, chi niente e chi addirittura troppo velocemente.

Però esistono zone sulla Terra dove questa evoluzione non solo sembra essersi fermata, ma addirittura pare che il rispetto conquistato negli anni con sudore e morti sia stato facilmente dimenticato.

I media ancora oggi indugiano su quell’anziano signore, divenuto famoso in quel Sudafrica martoriato dall’Apartheid e divenuto in seguito il simbolo della libertà della popolazione di colore. Quel Nelson Mandela che tutti riconoscono come un grande leader e un grande personaggio, ma che magari non tutti sanno cosa ha fatto e cosa ha vissuto.


Fatto sta che se oggi la popolazione di colore sudafricana può vivere libera nel suo paese lo deve soprattutto a questo personaggio. Mandela innanzitutto nei suoi diversi discorsi ha sempre fatto comprendere ai cittadini sudafricani quanto la libertà e il rispetto fossero le basi per potere vivere e convivere tra “diversi” e quindi divenire un’unica cosa.

Eppure tutti questi ideali sembrano definitivamente scomparsi, dileguati, volatilizzati. Basta guardare le immagini che provengono dal Sudafrica e chiedersi cosa diamine sia successo. Perchè se prima erano le diverse etnie all’interno del paese ad avere problemi oggi il problema non è poi cosi differente. Si tratta infatti del problema dell’immigrazione.

L’immigrazione è un problema che assilla molti paesi al mondo, uno tra tutti il nostro come ben sappiamo. In Sudafrica però questo problema non si è deciso di risolverlo con le parole, ma con le azioni e tra l’altro con la violenza.

I manifestanti infatti armati assaltano negozi ed attività ritenute essere di immigrati colpendo coloro che vi sono all’interno. Attualmente il bilancio delle vittime è di 24, ma se la situazione dovesse degenerare potrebbe ovviamente salire. A questi vanno aggiunti quelle 10000 persone che stanno lasciando impaurite le loro case per rifugiarsi nelle chiese.

L’assalto anti-immigrazione, comunque non giustificabile, nasce dal fatto che questa categoria di cittadini sono responsabili dell’alto tasso di criminalità e dell’elevato tasso di disoccupazione all’interno del paese. Ovviamente non posso che sperare in una pacifica risoluzione della situazione. Perchè il passato non va dimenticato, soprattutto se la storia ci costringe a divenire carnefici e non vittime.





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