Schede elettorali. Tutto sbagliato, niente da rifare

di Francesco Giurato Commenta

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Problemi.


Con la lettera inviata oggi a La Repubblica, il ministro dell’interno Giuliano Amato sembra aver chiuso definitivamente la polemica legata alle schede elettorali, contestate in questi giorni un pò da tutti. Il voto, per chi non se ne fosse accorto, è già iniziato: questa in estrema sintesi la lettera del ministro. Già, in tutta la cosiddetta circoscrizione estero stanno già votando da quel dì, così come tutti i residenti temporaneamente all’estero, come docenti universitari, dipendenti di amministrazioni statali e militari.


Proprio in quest’ultimo caso si erano già avuti i primi problemi qualche giorno fa. I contingenti italiani in missione hanno infatti dovuto ritardare le operazioni di voto per il ritiro delle schede inviate a causa di un non meglio precisato errore di stampa. Si era nei Pizza days, ma pare non se ne fosse accorto nessuno al Viminale, perchè le nuove schede mandate al fronte lasciavano comunque i nostri militi a bocca asciutta, senza Pizza. Problemi tecnici.


Non che la circoscrizione estero non abbia registrato polemiche e veleni incrociati tra accuse di brogli e di dirottamento di voti e candidature. Si è detto e sospettato di tutto, tra i nostri connazionali residenti all’estero. Schede stampate in quantità eccezionali, voti plurimi, non segretezza del voto. Poi se persino le proverbialmente ineccepibili poste teutoniche si mettono a scioperare nei giorni della consegna dei plichi… I soliti comunisti!


Una campagna elettorale troppo breve e totalmente deregolata. La sensazione è che nella rincorsa forsennata sul territorio nazionale per l’immediato ritorno alle urne dopo la caduta di Prodi – con tutto quello che ha comportato la creazione tout court dei due principali competitor e la conseguenti micro-coagulazioni degli esclusi e dei piccoli ma duri – ci sia dimenticati dei 18 seggi assegnati tra i residenti all’estero. Problemi politici.


Qui da noi invece tutto l’opposto. In nome della par condicio e della trasparenza i più coraggiosi hanno minacciato di imbracciare il fucile; tal altri hanno minacciato di farsi esplodere sul binario delle elezioni dopo essere stato riammessi sub-iudice; altri ancora hanno lamentato la scarsa leggibilità della scheda, preconizzando una caterva di annullamenti. Il tutto in quel crescendo tipico da campagna elettorale, quando un argomento supera il giorno di visibilità sul main stream e diventa subito il mood dell’intero paese, fino a spegnersi nell’oblio di noi tutti, sostituito dal successivo.


Poi sempre in nome della par condicio si è deciso che non è possibile avere neanche la soddisfazione di vedere un dibattito, pur ingessato come due anni fa, tra i due principali candidati premier. Le nostra capacità di agire, di incidere come cittadini in questa campagna elettorale, sembra essere ridotta ormai a mettere una croce (purchè nell’esatto riquadro e facendo attenzione a non sbagliare). Poi provvederanno loro a tutto il resto.


Problemi loro.

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