Il rapporto Caritas sulla povertà, ma cosa ha in programma il Governo?

di Alba D'Alberto Commenta

Le notizie sui nuovi poveri presenti nel nostro paese sono quanto meno allarmanti sia perché crescono di numero sia perché la povertà è generalizzata e interessa lavoratori di tutte le nazionalità che sono nel nostro Paese per lavorare. Ma il governo ha un pianto per contrastare il fenomeno?

Molti disoccupati oggi sono stranieri perché i lavoratori non italiani che sono arrivati nello Stivale per sistemarsi professionalmente, hanno accettato lavori poco qualificati e di conseguenza, senza aver conseguito alcuna specializzazione si ritrovano oggi senza qualifica e senza lavoro e seguito della crisi e dei tagli del personale. I tagli interessano infatti le aziende di tutti i settori produttivi.

Il Rapporto della Caritas parla infatti di povertà plurali e spiega che sul fronte povertà poco o niente è stato fatto dal punto di vista  politico, sociale ed economico. Fino a questo momento i cambiamenti nella composizione degli strati deboli della popolazione non sono stati percepiti. Bisogna infatti prendere coscienze dell’aumento del 3% dei poveri tra 18 e 34 anni. Una sostanziale stabilità del numero di poveri tra gli over65. Il che vuol dire che gli interventi su scala nazionale dovrebbero essere volti a tutelare gli anziani ma anche i giovani che per scappare alla povertà cercano fortuna all’estero. Tra i giovani, sono gli uomini a chiedere più aiuto delle donne alla Caritas.

Stabile invece la composizione dei poveri se si considera la situazione affettiva. Vuol dire tra i poveri è stabile il numero di separati e divorziati mentre chiedono sempre meno aiuto i coniugati con figli nonostante ci sia un aumento pari al 10% delle famiglie monogenitoriali.

E il Governo che fa? Preso atto delle indicazioni del rapporto il ministro Poletti ha dichiarato

Si tratta del primo intervento organico, nella storia del nostro Paese, diretto a contrastare la povertà e l’esclusione sociale. Nel 2017 partirà il reddito di inclusione, che potrà contare sulle risorse di un Fondo specifico: 1 miliardo di euro l’anno, che il disegno di legge di bilancio appena approvato in Consiglio dei Ministri incrementa di ulteriori 500 milioni.