La procura della Repubblica di Reggio Calabria. Negli ultimi tempi è balzata agli onori della cronaca più volte. Dal voto estero all’inchiesta sulla strage di Duisburg.
Ora è uscito fuori che ci sarebbe una “talpa” all’inteerno dell’ormai celebre e certo assai attiva Procura calabrese. Una talpa che, dicono alcuni, potrebbe essere addirittura un magistrato.
Una microspia in un ufficio: ecco quanto rinvenuto lo scorso 22 aprile. Il pubblico ministero Nicola Gratteri, titolare dell’inchiesta sulla strage di Duisburg, incontra la polizia giudiziaria in queesto ufficio dove è stata rinvenuta la spia, non ritenendo sicuro il suo ufficio. Si tratterebbe di un prodotto non estremamente raffinato, a batteria, che quindi avrebbe bisogno di ricariche periodiche, e un raggio d’azione di non più di 20 metri.
Tutta questa serie di elementi fanno pensare agli investigatori che la “talpa” potrebbe essere sia a pochi passi proprio da quell’ufficio. E, quindi, che potrebbe trattarsi addirittura di un magistrato.
Fuga di notizie: questa la spiegazione per tutta una serie di elementi balzati a portata della stampa, in più occasioni. E quella spia, quella talpa, potrebbero costituire la risposta, o parte fondamentale della stessa. Secondo alcuni pubblici ministeri, quelle fughe di notizie erano “pilotate” ad arte per sabotarle.
Sergio De Gregorio, Marcello Dell’Utri, Aldo Micciché, la presunta compravendita di voti di italiani residenti in America Latina. Tutta roba che è passata da qui, e che qui, alla procura di Reggio Calabria, ancora è al vaglio.
L’inchiesta sui presunti brogli elettorali, nell’ambito delle operazioni di voto per gli italiani residenti all’estero, non si è, infatti, fermata. La Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, con il nuovo Procuratore in carica, Giuseppe Pignatone, sta analizzando il materiale fin qui a disposizione. Nell’inchiesta assume cruciale importanza il presunto contenuto delle intercettazioni telefoniche di conversazioni tra rappresentanti di Forza Italia e persone ritenute tramite tra la cosca Piromalli, cosca che opera nella piana di Gioia Tauro, e gli italiani residenti in America Latina, in particolare nel Venezuela. Si sta verificando se e in che quantità gli italiani residenti in questa ripartizione abbiano ricevuto il plico elettorale.
Voci, dati, elementi e nomi sono trapelati e continuano a trapelare. Non doveva essere così. 50 mila schede non recapitate ai destinatari. Per regolamento, i plichi non recapitati devono essere restituiti prontamente al Viminale. Ciò non sarebbe accaduto e, su quelle schede, grazie anche ad un presunto coinvolgimento di Consoli Onorari e di addetti ai seggi, sarebbe stata apposta la preferenza per il Popolo della Libertà. L’ipotesi è al vaglio della verifica investigativa.
Ma c’è da capire cosa stia realmente accadendo, in quel di Reggio Calabria.
Oscurità, che fanno venire alla mente un parallelismo.
Un’altra oscurità, in quel di Roma capitale. Oscurità discreta, se vogliamo. I retroscena (veri o presunti, sussurati o costruiti ad arte, non è dato sapere, e la sensazione è che mai sarà dato) dello stupro della giovane studentessa africana avvenuto la settimana scorsa a La Storta, alla stazione ferroviaria, alla periferia nord di Roma, entrano prepotentemente - e tristemente - nella lotta all’ultimo sangue tra i candidati a Sindaco. Alemanno e Rutelli.
Er Piddì dice:
Alcune di queste vicende degli ultimi giorni sono state anche un po’ sospette. Ma non tocca a me parlarne, indagheranno le forze dell’ordine, indagherà la magistratura
Er Piddielle risponde:
Si è toccato il fondo. Sono preoccupato di come Rutelli sta affrontando quest’ultimo scorcio di campagna elettorale
Alemanno ha aggiunto:
Si lascia intendere chissà che cosa intorno allo stupro della studentessa del Lesotho nei pressi della stazione La Storta. È una cosa talmente fantascientifica che non so se fa più ridere o piangere. Come si fa a strumentalizzare il dolore? Sottacqua dicono che è stata la destra a organizzare lo stupro della studentessa del Lesotho. Sono dei cialtroni e vanno rimandati a casa
Piangere. La risposta è: piangere.
Il bello è che dubbi, angosce e perplessità, delicate all’inverosimile per la tragedia - uno stupro - e ancor più per l’ipotesi che sia stato strumeentalizzato o addirittura messo su ad arte - sono venute, in primis, dal sito internet Dagospia.
Dagospia ha pubblicato, mercoledì scorso, una lettera siglata MD che ricalca una e-mail fatta circolare dall’ex assessore della giunta Veltroni, oggi consigliere regionale del Pd, Mario Di Carlo.
Ricevo e giro
Della serie: fyi, ma non sono stato io a produrre, io produco solo la girata, di questa comunicazione che scotta. Nella mail, una era la domanda inquietante: come fa un rumeno senza fissa dimora a nominare un avvocato come Marcello Pettinari:
famoso penalista difensore del magistrato Metta indagato nell’ambito del processo Lodo Mondadori che vedeva indagati Berlusconi, Pacifico, Previti e Squillante
Punto interrogativo. Pettinari è stato un missino. Uno dei due testimoni, gli angeli,
guarda caso, firma con Alemanno con tanto di foto sul Messaggero del 22 aprile 2008 il patto per la legalità e la sicurezza
La mail girata termina con tanto di citazione colta:
Agatha Christie faceva dire a Poirot che quando ci sono tre coincidenze diventano un indizio
Troppi uomini di destra intorno alla vicenda, scrive Dagospia. Di elementi ce ne sono. Da passati negati a testimoni scomodi, una determinata lettura della vicenda potrebbe far nascere - ha fatto nascere - non pochi sospetti. Hanno secretato la deposizione, e riascoltato uno dei due angeli, nonchè testimoni, per ben 4 ore, Bruno Musci.
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