Balzata agli onori delle cronache ormai molti anni fa come lo stalliere di Arcore - per via del gergo usato nel mondo del narcotraffico secondo cui le partite di droga venivano chiamate “cavalli” - la figura di Vittorio Mangano rappresenta, tutt’oggi, un’imbarazzante presenza nel passato del cinque volte candidato premier Silvio Berlusconi.
Celebre una telefonata del Cavaliere con Marcello Dell’Utri - la cui condanna in primo grado a nove anni di reclusione con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa rappresenta solo il diadema di una collezione vastissima fatta di condanne, rinvii a giudizio e frequentazioni oltre il limite del decoro - in cui il Cavaliere scherza su un attentato dinamitardo subito nella villa di Arcore, presumibilmente per opera dello stesso Mangano.
Tra amici si sa, tutto è concesso. Ma nei giorni scorsi i fondatori di Forza Italia si sono lasciati andare ad alcune dichiarazioni francamente discutibili.
La sequenza temporale poi con cui queste esternazioni sono arrivate alle nostre orecchie, fanno sì che l’effetto ne risulti centuplicato nel suo fragore. E il quadro complessivo che s’intravede in mezzo al delirio fa paura, senza mezzi termini.
Infatti, se per Berlusconi “i magistrati dovrebbero essere sottoposti a test psichici periodici”, l’ex direttore sportivo dell’Athletic Club Bacigalupo va oltre. “Vittorio Mangano è stato un eroe”. L’affermazione, poi ripresa e colorita di significati al limite del commovente dal Cavaliere - che ricorda come sia davvero un eroe, uno che ha tenuto la bocca chiusa su di lui durante gli interrogatori affrontati - non merita alcun commento iroso o scandalizzato.
Nè giova scomodare la memoria degli eroi veri, che la mafia l’hanno combattuta, spesso soli, e che hanno sacrificato la propria vita per un ideale, forse irraggiungibile. Però, prima che sia troppo tardi, prima che cambino i programmi scolastici, “operando una vastissima revisione sulla Resistenza” - si annoti che la proposta arriva dal sedicente possessore di una serie di presunti diari segreti di Mussolini, poi considerati apocrifi - e chissà cos’altro…
Prima di doverci vergognare a non essere mafiosi (!), ecco un brevissimo estratto della vita e delle opere di Vittorio Mangano. Un sunto ripulito dalle emozioni che comprensibilmente travolgono due vecchi amici che si ritrovino a ricordarlo.
Quando arriva ad Arcore, assunto come stalliere da Silvio Berlusconi cui l’ha presentato Marcello Dell’Utri, Vittorio Mangano era gia’ stato tre volte in carcere, nel ‘67 era stato diffidato come ”persona pericolosa”, poi era finito sotto inchiesta per reati che vanno dalla ricettazione alla tentata estorsione e nel ‘72 era stato fermato in auto con un mafioso trafficante di droga. A Dell’Utri l’aveva raccomandato Gaetano Cina’, imparentato per tramite della moglie con due boss allora seduti nella ‘cupola’ di Cosa nostra, Bontade e Teresi. La Digos di Milano scrive in un rapporto del 1984 che Mangano resto’ ad Arcore due anni, durante i quali fu arrestato altre due volte per scontare condanne per truffa, porto di coltello e ricettazione. Da un foglio di dimissioni dal carcere risulta che il 6 dicembre 1975, Mangano eleggeva domicilio sempre ad Arcore, in via Villa San Martino 42. Pure l’allora imprenditore e futuro presidente del consiglio, lasciava affidata a lui la sicurezza della villa e dei suoi figli piccoli, che Mangano accompagnava personalmente a scuola. Addirittura avrebbe cenato di tanto in tanto con Berlusconi e signora, secondo quanto riferito da Mangano ma smentito da Berlusconi. Nel 1976 Mangano lascia Arcore, ma continua a gravitare su Milano, dove cura un traffico di droga per conto della mafia per il quale verra’ arrestato nel 1980 e condannato. Tra il 1999 ed il 2000 avra’ ben quattro condanne dai giudici di Palermo: una all’ergastolo per duplice omicidio, altre due per mafia ed estorsione ed ancora una per traffico di droga. Muore, agli arresti domiciliari per le gravi condizioni di salute, il 23 luglio 2000, prima che l’iter giudiziario abbia potuto concludersi definitivamente.
Vittorio Mangano non è stato un eroe.
Non si capisce come si possa anche solo pensare di votare una persona così….
Purtroppo invece da 15 anni a questa parte è al comando del primo partito italiano. Ammesso che si possa parlare di partito, non avendo mai fatto un congresso nè avendo mai avuto al suo interno quel fermento, quel contrasto direi pure, dato da posizioni differenti che, scontrandosi, storicamente danno linfa alla base degli elettori, contribuendo alla crescita loro e del partito stesso. Siamo di fronte ad un esercito, numericamente imponente, di gente che “se ne frega” della politica in quanto tale, ma persegue ostinatamente il proprio scopo. Direi che Berlusconi ed il suo PDL sono post-politici, mi sia consentito.