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  • 04
  • lug

Intercettazioni, Napolitano convoca Alfano

Di Angela Gennaro, in Giustizia.

ministro-angelino-alfano

Giorgio Napolitano ha convocato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Secondo i quotidiani e le agenzie di oggi, durante l’incontro si sarebbe toccato il delicato punto del disegno di legge sulle intercettazioni.


Al Quirinale, Napolitano avrebbe fatto sapere che insomma, se sul suo tavolo dovesse arrivare quel provvedimento intonso, così com’è, senza “differenze”, il Capo dello Stato non firmerebbe. Il ddl intercettazioni è fortemente contestato da magistrati e da giornalisti (la sui attività molto cambierebbe, come si sa), che hanno indetto uno sciopero il 14 luglio.





4 Commenti Scritto da Angela Gennaro
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Commenti:

Sono stati scritti 4 commenti su "Intercettazioni, Napolitano convoca Alfano"

  1. Riassunto del colloquio:
    «Angelino, io quella legge così com’è non la posso firmare, cerca di capirmi»
    «Vabbé, Giorgio, noi la riapproviamo tale e quale come facemmo con la Gasparri»
    «Ok, allora posso dormire sonni tranquilli»

  2. alberto

    Riporto:
    La polemica contro i giudici della Corte Costituzionale accusati di aver cenato con Silvio Berlusconi si ritorce sul leader dell’Italia dei Valori. Il Presidente della Repubblica esclude qualsiasi intervento sulla Consulta in rispetto dell’autonomia della Suprema Corte. E l’azione di Di Pietro assume l’aspetto di una aperta e pressante intimidazione nei confronti della Consulta perché bocci il nodo Alfano

  3. artemio

    L’on Di Pietro si scaglia contro il lodo Alfano, ma intanto ricorre egli stesso all’immunità parlamentare che si è fatto concedere dal Parlamento Europeo per non essere processato per diffamazione.

  4. Non è così semplice: Di Pietro si scusò subito dopo per quell’errore madornale (perché la vicenda riguardava uno degli innumerevoli processi Imi/Sir/Mondadori, Di Pietro attribuì a tal Filippo Verde le accuse a lui rivolte contenute in un altro processo e non al suo, e l’informazione poco chiara causò l’errore).

    Visto che evidentemente a Verde (il presunto diffamato) interessavano i soldi e/o distruggere Di Pietro, la questione è andata avanti nonostante le scuse. Per questo il PE ha ritenuto che quel procedimento avrebbe potuto arrecare danno ad un membro del Parlamento stesso, e pertanto ha deciso quasi all’unanimità di non revocarla.

    In altre parole l’obiettivo non era avere giustizia, ma accanirsi su una persona che già aveva ritrattato e si era scusato, e questo, in un Paese civile, come tu non sembri sapere se ti informi solo con il Giornale e le altre miriadi di blog che ne copiano le notizie, non è accettabile.





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