In memoria delle vittime di mafia
Marzo ‘77, Italia, anni di piombo. Si spara, a Bologna come in Calabria. L’11 muore Francesco Lorusso. È un militante di Lotta continua, viene colpito dal fuoco della polizia durante una manifestazione, lì nella città simbolo del Settantasette. Il giorno successivo, il 12 marzo, cade Rocco Gatto a Gioiosa Ionica, in provincia di Reggio Calabria. È un mugnaio iscritto al Pci, un uomo onesto, che non ne vuole sapere di pagare la mazzetta e denuncia quel che vede e sa. Lo uccidono a colpi di lupara, lì nel paese da dove è partita la prima sfida alla ‘ndrangheta. Sangue su sangue. La repressione dello Stato e quella delle cosche
È un mugnaio iscritto al Pci, un uomo onesto, che non ne vuole sapere di pagare la mazzetta e denuncia quel che vede e sa
In quanti lo ricordano?
Rocco Gatto ha sempre lavorato per dare un futuro alla famiglia. Nato nel ’26, è il primo di 15 figli. Da bambino aiuta il padre Pasquale come garzone in un mulino di Gioiosa Ionica, nel cuore della Locride. Farà la gavetta, ne diventerà proprietario nel ‘64. E da allora cominciano i guai, arrivano le prime richieste dalla cosca padrona, gli Ursini.
Rocco è già un uomo tutto d’un pezzo. Ha preso il carattere fiero del padre, che in tempi di fascismo non aveva voluto indossare la camicia nera. Una famiglia di stalinisti, di quelli che credono nel mito sovietico. Di quelli che non accettano imposizioni, né dal padrone né dal capobastone. Soldi al boss, Rocco non ne ha mai voluti dare. Lui che per i fratelli si sarebbe tolto il pane di bocca, raccontano i familiari. Generoso, ma fiero. Hanno provato a piegarlo in tutti i modi: i furti, gli incendi al mulino, le minacce. Gli hanno anche rubato gli orologi da collezione, che riparava per passione.
Dal ’74 la morsa del clan si fa stringente. Più volte Luigi Ursini e Mario Simonetta – il capoclan e il gregario, imputati per la vicenda del mugnaio e condannati in via definitiva nell’88 per estorsione aggravata – si fanno vedere al mulino, chiedono, pretendono. Magari anche delle cambiali, una firma per debiti di mafia
Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe
Scrivevano a Palermo nel 1993, su stracci usati come cartelloni.
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Scritto da Angela Gennaro














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