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Libano: Altre quattro morti invisibili

Di Paolo Riva, in Esteri, Iraq, Israele, Medioriente.

Vivere nei paesi di matrice islamica, al giorno d’oggi, significa imbattersi, prima o poi nella propria vita, in un attentato di stampo terroristico. Sembra uno scherzo, ma non passa giorno che in Libano, in Iraq, in Israele, o in quale altro paese mediorientale non vi è almeno un attentato.

Sia questa una bomba pre-installata in un luogo pubblico, una raffica di colpi improvvisa sparata sulla folla o un attentato suicida da parte di qualche kamikaze di una chichessia organizzazione.

Le motivazioni rimangono sempre tra le più disparate. Ovviamente per gli assalitori lo scopo è raggiungere il paradiso sacrificando la propria vita in onore della religione (che vai a saperlo, ma tutti i musulmani che conosco io in Italia mi dicono che non è assolutamente vero che la religione islamica dice questo). Mentre per tutti quelli che sono al di fuori del mondo mediorientale si tratta solo di pretesti bellicosi, piccoli segni che vogliono dimostrare allo stesso tempo una grande forza.


Una forza, quella terroristica, che si sta sviluppando a macchia d’olio su tutti i territori mondiali e dotata di una potenza indicibile. Basta un solo attacco ben organizzato per eliminare centinaia di persone.


Ancora ieri, in Libano a Beirut, un attentato contro un automobile dell’ambasciata americana ha portato alla morte di quattro civili comportando il ferimento di altre venti persone. Quattro “invisibili”, perché nessuno si ricorderà più di loro, nessuno ricorderà mai i loro nomi. Per tutti i giornali, i media, i blog esistenti sulla Terra loro saranno per sempre i “quattro dell’attentato all’automobile dell’ambasciata americana”.

E con loro si trovano anche i “morti dell’attentato kamikaze al fast-food” oppure i “caduti nell’autobomba al mercato”. Tanti invisibili, che scompaiono per sempre agli occhi di noi uomini. Persone che non conoscevamo, di cui mai abbiamo sentito parlare. Persone di una cultura differente, lontana dalla nostra. Persone che hanno perso il loro nome per divenire numero. Quattro. Per sempre saranno ricordati così.

E su questi “quattro” Ban Ki-Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, ha affermato con fermezza:

E’ imperativo per le autorità libanesi trovare chi ha perpetrato questo vile crimine e portarlo di fronte alla giustizia.

Come purtroppo era già stato detto per i “morti dell’attentato kamikaze al fast-food” e per i “caduti nell’autobomba al mercato”. Una frase già sentita ma che ha portato sempre all’ennesimo risultato. Trasformare le persone in numeri.





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