• 26
  • Feb

Il Pakistan oscura YouTube

Di Angela Gennaro, in Brasile, Esteri, Iran, Medioriente, Pakistan.


YouTube


YouTube, domenica, per due ore è crollato completamente. Giù. Del tutto. Bizzarro, non capita mai. Niente UGC, UGA, P2P etcetera etcetera. Non c’era nulla, non c’era YouTube, il popolarissimo sito per la condivisione di materiale video shared. Più niente broadcast yourself. Il bello è che You Tube non c’era più praticamente in nessun angolo del globo.


Attacco informatico in grande stile? Yahoo in vendetta trasversale su Google? Naturalmente no. Nessun hacker e nessun competitor adirato.


Il black out è stato generato dall’azione e dall’intervento di un governo di Stato di questo mondo. Le autorità pachistane avevano deciso di bloccare l’accesso al portale nel Paese. Nel tentativo di, hanno erroneamente mandando in tilt la pagina web a livello globale.

E’ Google a possedere YouTube. In una nota, il motore di ricerca più usato del mondo ha reso noto che i protocolli internet erronei responsabili del black out originavano in Pakistan. Nella fattispecie: la Pakistan Telecom e l’Internet service provider PCCW. Chiamati in causa dal governo, con precise istruzioni per l’uso, reindirizzando tutti gli utenti che tentavano di connettersi a YouTube. Perchè? Perchè il portale di sharing è stracarico di materiale considerato offensivo nei confronti dell’Islam.


Nell’operazione di censura etica e contenutistica, però, si è andati oltre. YouTube è scomparso improvvisamente anche negli altri quattro angoli del globo. Due ore di censura mondiale, a vederla bene.


Materiale offensivo nei confronti dell’Islam: in particolare, ancora una volta, torna la neverending story delle vignette satiriche danesi sul profeta Maometto. Molti musulmani hanno lanciato invettive, censure e urla di vendetta già dalla prima comparsa. Le vendette della provocazione sono state di recente ristampate dai quotidiani danesi, per ribadire basilari concetti di libertà di parola ed opinione.


Che in Danimarca è faccenda sacrosanta, mentre in Pakistan non necessariamente: per evitare che le vignette potessero essere viste, il governo di Islamabad ha predisposto ai provider locali il blocco. Blocco anche troppo efficace, giacché si è propagato per il globo. E che è rientrato solo dopo che la Pccw è stata informata del problema dagli ingegneri di YouTube.

Abbiamo determinato che il problema ha avuto origine in Pakistan

Scrivono da Google.


Stiamo indagando e lavorando con altri nella comunità di Internet per far sì che ciò non accada più


Non è, peraltro, la prima volta che si tenta di contenere l’incontenibile, e cioè l’avanzata degli User Generated Contents. Prima contro YouTube erano intervenuti il Brasile, la Cina, l’Iran, il Marocco, la Birmania, Siria e Thailandia. A vario titolo e per varie ragioni, dall’etica alla ragion di Stato.





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